Lug15

Furto al Centro Calabrese di Solidarietà, Don Mimmo:un grazie a tutti non siamo soli

Il Centro Calabrese oggi, è ancora più povero economicamente, ma più ricco in umanità. Qui abita la speranza, sempre, nonostante tutto.

Furto al Centro Calabrese di Solidarietà, Don Mimmo:un grazie a tutti non siamo soli

Con gli occhi e il cuore rasserenati, come quando ci si ferma ad ammirare un arcobaleno alla fine di una tempesta, sento il bisogno e il dovere di una riflessione ad alta voce.

Innanzitutto per esprimere, a nome mio e del Centro, un sentito grazie alle tante, tantissime, persone e rappresentanti istituzionali che ci hanno espresso la loro solidarietà e la loro vicinanza.

È stato davvero come un grande collettivo abbraccio, un segno concreto del nostro “esserci” in questa città. La frase che più ci ha accompagnato nel turbinio emotivo della giornata di ieri è stata “non siete soli, siamo con voi”. E davvero, oggi più che mai, noi non ci sentiamo soli e, stranamente, neanche vittime.

Oggi, invece, più che mai, ci sentiamo responsabili e, ancora una volta, segno tangibile delle fragilità e delle ricchezze di questa città. Abituati, anche per deformazione professionale,  a leggere dietro le righe,  riflettiamo e facciamo tesoro dell’insegnamento che ci offre un atto balordo come quello di un fin troppo facile furto in un luogo dove abita la povertà e l’aspirazione alla giustizia.

Sappiamo bene che la natura stessa del Centro Calabrese ci espone al rischio di incidenti di percorso. Nelle nostre case non ospitiamo né santi né eroi, né facciamo differenze e discriminazioni di genere. Le nostre porte sono aperte e lo rimarranno sempre, sia in entrata che in uscita.  Certo,  prestare il fianco, non vuol dire non sentire il dolore della ferita, anzi! Specie quando il fianco che esponiamo è quello della legalità, della solidarietà e della giustizia sociale, un furto come quello appena subito ci costringe a porci delle domande e a cercare delle risposte.

E che dire poi del fatto che stamattina, al risveglio, la comunità ha ritrovato davanti al cancello alcuni degli oggetti sottratti ieri?quelli tra l’altro di minore valore economico?  Si può forse fermare un’emorragia con un cerotto?

Ai nostri ragazzi insegniamo  che il difficile cammino del recupero della dignità umana deve passare inevitabilmente dal l’assunzione di responsabilità e dalla riparazione di tutto ciò che è possibile riparare. Insegniamo il valore dell’onestà e del rispetto.

I nostri ragazzi, con questo gesto, vengono colpiti due volte: una nei pochi averi, grandi ai loro occhi perché impregnati di teneri ricordi o guadagnati onestamente e con sudore, l’altra perché il fatto in sé rischia di riaprire ferite da troppo poco tempo rimarginate.

I nostri operatori vengono messi alla prova rispetto alla motivazione di lavorare con la sensazione che forse spesso non ne vale la pena, perché perseguire la strada della liberazione diventa più difficile quando le catene cercano di mettertele fuori dalla porta. E allora ecco, che la ferita di un pugno di ragazzi che portano nel cuore il sogno di diventare cittadini onesti, come un sassolino lanciato nel mare, con misteriose carambole, riesce a generare tanti cerchi concentrici e a scuotere tutte le nostre coscienze. Perché ognuno di noi ha in serbo il sogno di poter vivere e dormire con la pace nel cuore, con l’orgoglio di sentirsi utile, apprezzato e amato.

Accolgo con gioia e gratitudine l’organizzazione di un sit in silenzioso davanti alla nostra comunità, ma con la speranza che questo silenzio non sia un silenzio di condanna, di giudizio e di separazione sociale, ma di riflessione e di impegno concreto per la costruzione di ponti e di mani in cerca di altre mani. Grazie a tutti. Il Centro Calabrese oggi, è ancora più povero economicamente, ma più ricco in umanità. Qui abita la speranza, sempre, nonostante tutto.

Don Mimmo Battaglia - Presidente Centro Calabrese di Solidarietà

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