Giu13

La Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche e il sistema giudiziario

La Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche e il sistema giudiziario

Il 10-11 maggio 2016 il nuovo Consiglio di Presidenza della F.I.C.T., presieduto dall'Avv. Luciano Squillaci, ha organizzato un incontro di due giorni a Roma a cui ha invitato Presidenti ed operatori dei Centri della Federazione affinché potessero confrontarsi su alcuni temi che le realtà affrontano quotidianamente, per parlare di strategie ed innovazioni, in modo da rispondere sempre più puntualmente alle crescenti emergenze sociali.

La Federazione pone al centro dell’operare delle realtà territoriali la persona considerata come un fine, al cui servizio si vincola, oltre qualsiasi altra esigenza economica, organizzativa e istituzionale, e che accoglie anzitutto come risorsa, prima che portatrice di problematiche specifiche.

Elemento fondante della Federazione è il lavoro di rete con i Servizi, mantenendo beninteso la propria identità, proponendo nel contempo la propria cultura dell’intervento per esercitare una funzione di stimolo.

L’Assemblea dei Presidenti, accompagnati da alcuni collaboratori, è stata l’occasione per affrontare alcune tematiche legate alla Giustizia penale, anche in concomitanza con le emergenti proposte in tema di legalizzazione della cannabis, che porterebbe ad una liberalizzazione del consumo.

In particolare occorre sottolineare come, nonostante la forte apertura degli ultimi anni e l’incremento delle opportunità per il soggetto tossicodipendente di sostituire la pena detentiva con un percorso riabilitativo, restano ancora alcune preclusioni legate all’entità della pena, specie se al giovane sono state inflitte numerose condanne che, cumulate tra loro, superano il tetto stabilito per l’accesso alle misure alternative e vengono applicate con anni di ritardo.

Ciò sta portando ad una forte riflessione sulla collaborazione che i Centri della Federazione, da sempre, instaurano con l’Autorità Giudiziaria per scongiurare, specie all’utente che ha terminato il percorso e deve ancora regolare i conti con vecchie sentenze di condanna, un percorso carcerario distruttivo caratterizzato dal meccanismo della “porta girevole”. In questo caso il lavoro sulla persona rischia di vanificarsi per sempre.

E’ un dato incontrovertibile che la misura alternativa riduce il comportamento delittuoso recidivante, ma ancor più lo è qualora la misura sia caratterizzata da un intervento riabilitativo che agisce sulla persona e non solo sul contesto sociale in cui tende a reinserirsi.

E’ alta la percentuale dei ragazzi che, approdati nei vari Centri della Federazione gravati da procedimenti penali e condanne da eseguire, sono riusciti a portare avanti con successo il percorso, ma

è ancor più alta la percentuale di coloro che, portando il programma a compimento, ha evitato ricadute nell’uso e nella commissione di reati.

Sono dati che riempiono d’orgoglio i nostri operatori e che rinforzano la motivazione ad investire in programmi che si adeguano ai mutamenti sociali e che si giovano della collaborazione con il territorio.

Un investimento che induce a non abbassare mai la guardia nei confronti delle insidie che quotidianamente si incontrano con l’insorgere dei nuovi stili di consumo e a non stancarsi mai di auspicare nuovi interventi normativi volti a favorire il recupero della persona per tenerla fuori da contesti criminali che si strutturano intorno a tali stili.

I Centri della Federazione si sono sempre impegnati nella gestione delle misure alternative in collaborazione con i Servizi pubblici ma soprattutto con gli Uffici dell’esecuzione penale esterna, instaurando una forma di collaborazione costruttiva fondata sulla puntuale comunicazione dell’evoluzione del progetto ed una condivisione progressiva dello stesso. Per cui, puntando sempre all’obiettivo di risocializzazione e di abbassamento del livello di insicurezza sociale, la riforma garantirebbe sempre più la continuità dell’intervento senza l’interruzione di carcerazioni improvvise.

Anna Durante, Presidente del Centro di Pescara, onde poter sanare una situazione su cui la propria struttura è intervenuta con impegno e successo, e che, rientrando nell’ipotesi rappresentata rischia di incorrere in una deriva, ha valutato con il sottoscritto l’opportunità di trovare soluzioni che l’attuale normativa non consentirebbe.

Per questo motivo, in occasione dell’evento che si è tenuto a Roma, abbiamo incontrato il sottosegretario alla Giustizia, Sen. Federica Chiavaroli, per rappresentare la preoccupazione che tali situazioni generano sottoponendole alcune ipotesi di scarsa applicazione quali la possibilità un intervento legislativo che consenta di sanare e premiare l’impegno dei giovani che si sono affrancati dalla dipendenza.

Inoltre abbiamo altresì riflettuto sull’istituto della Grazia, su come renderla accessibile proprio per coloro che hanno superato la tossicodipendenza grazie ad un percorso efficace come quello proposto dai nostri Centri.

L’incontro con il Sottosegretario ha consentito di presentare un documento proposto proprio dalla Federazione e che suggerisce al Governo di prendere in esame la possibilità di interventi legislativi in grado di sanare spazi rimasti fuori dai benefici di legge.

L’intervento proposto dal documento della Federazione potrebbe favorire il superamento del forte pregiudizio derivante dalla carcerazione di chi ha completato, con documentato successo, il proprio percorso riabilitativo e sia scevro da ricadute, tenuto conto del recupero effettuato e della costruzione di relazioni stabili a livello sociale.

I Centri della Federazione per garantire un servizio utile alla società, come del resto da sempre hanno fatto negli ultimi trent’anni, devono poter contare sul riconoscimento del faticoso e proficuo intervento che pongono in essere. Il riconoscimento di quanto proposto nel documento sarebbe un’ulteriore conferma del valore del percorso riabilitativo offerto.

Attualmente la Federazione cerca di mettere in sinergia e coordinare il lavoro dei Centri dislocati sui territori, prestando attenzione allo sviluppo di progetti innovativi rispetto alle nuove emergenze raccogliendo le sfide che proprio i territori propongono.

Il tema della Giustizia penale è sicuramente un ambito di intervento su cui i Centri agiscono in modo efficace per assicurare il benessere e la sicurezza sociale.

Avv. Marco Cafiero - Consigliere delegato FICT

Posted in carcere e legalità

Commenti (0)

Lascia un commento

LOGIN_TO_LEAVE_COMMENT