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Centri di recupero e nuove emergenze droga:"Siamo a corto di risorse ma non ci arrendiamo"

Centri di recupero e nuove emergenze droga:

Nuove droghe (più diffuse e abbordabili di prima), nuove forme di dipendenza (dal gioco d’azzardo, da internet), ma centri di accoglienza e recupero a corto di risorse. «Però noi non ci arrendiamo. Anzi siamo ancora più determinati a proseguire la nostra opera puntando molto sulla prevenzione oltre che sulla riabilitazione». Sul fronte allarme droga Luciano Squillaci, presidente nazionale della Federazione italiana comunità terapeutiche Fict, lancia segnali di speranza.

In questi giorni a Piacenza per un summit fra presidenti Ceis di tutt’Italia convocato dall’associazione “La Ricerca”, sottolinea: «E’ una speranza fondata, che si basa su due punti di forza dei nostri 40 centri di solidarietà diffusi da Nord a Sud: lo spirito di gratuità, che caratterizza anche il lavoro dei nostri professionisti stipendiati affiancati da tantissimi volontari. Siamo nati dal volontariato e volontari sono diversi presidenti dei nostri centri, come anche La Ricerca, e il radicamento nei territori che consente di fare rete, creando sinergie non solo con le istituzioni pubbliche, ma anche e le altre realtà del privato sociale, per fare cultura, stimolare più attenzione al disagio e a tutte le forme di fragilità e povertà che stanno emergendo». Un’attenzione – puntualizza al suo fianco il presidente dell’associazione “La Ricerca”, Gianluigi Rubini – che è allargata anche alle famiglie in salute a cui siamo aperti per facilitare occasioni di confronto sulle difficoltà che via via s’incontrano nella quotidianità, nelle relazioni familiari, tra genitori e figli». Rimettere al centro l’educazione. «L’Italia sta vivendo un momento storico di grande povertà educativa – rimarca Squillaci - , per i nostri giovani si sono ridotte al minimo le opportunità di relazioni significative. E’ su questo che dobbiamo riflettere, tornare ad investire per fare prevenzione. In un mondo che sembra fatto solo per noi adulti, non dobbiamo poi stupirci se i giovani vanno a rifugiarsi in altri mondi, in realtà virtuali. A loro diciamo: non fatevi rubare il presente, non delegate a nessuno la vostra vita». Una critica al Governo Renzi: «Nonostante le nostre sollecitazioni non ha ancora dato una delega politica specifica alle Dipendenze». E un invito a contrastare la logica predominante dell’approccio “prestazionale” con cui si risponde ai bisogni: «Abbiamo finito per ingabbiare la persona in categorie, il tossicodipendente, il disabile, l’anziano, il giovane, il minore, la donna vittima di violenze, per ciascuna categoria la prestazione è budgetizzata, si finisce così per restare troppo legati dai bilanci, che sono sempre più miseri, col rischio di condizionare gli interventi, che invece devono guardare alla persona nel suo complesso. Guardare alla persona nella sua complessità è quello che i nostri centri stanno facendo da sempre, ed è quello che ci aiuta ad affrontare tutte queste difficoltà di natura più burocratica. Grazie ai principi guida di “Progetto Uomo”, centrati sulle potenzialità di riscatto di ogni individuo, sulle relazioni, sulla reciprocità, abbiamo la capacità innovativa necessaria per continuare a dare risposte alle nuove emergenze».

 

fonte Libertà.it di Piacenza

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