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Intervista a Donatella Peroni

Consigliere della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche e operatrice dell'Ass.ne "La Ricerca" di Piacenza

Intervista a Donatella Peroni

“Il fenomeno della tossicodipendenza, ormai è risaputo, è ancora più radicato e trasversale di trentacinque anni fa quando iniziammo le nostre battaglie contro la droga. Mai come di questi tempi le sostanze sono state così accessibili. Ma questo non ci scoraggia, piuttosto  ci sprona a continuare ad essere presenti e attenti a contrastare un disagio che è sempre più diffuso, che non è solo legato alle sostanze stupefacenti e che riguarda tutti”.

Donatella Peroni, laurea in Scienze del Servizio Sociale, una delle operatrici storiche dell’Associazione “La Ricerca ONLUS”, è stata eletta nel consiglio nazionale della Fict, Federazione  Italiana Comunità Terapeutiche, che con i suoi 40 centri presenti su tutta la Penisola, da Aosta a Messina, è una delle più ampie reti attive sul fronte del disagio sociale e delle dipendenze. “Dipendenze non solo dalle sostanze illegali – puntualizza – ma anche da alcol, gioco d’azzardo, internet ... E poi c’è tutto il tema dei “ritirati sociali”: adolescenti che si isolano, si chiudono nella loro stanza, restano giornate intere al computer, rifiutando di andare a scuola e in generale di uscire. Il raggio d’azione della federazione comprende anche i disturbi alimentari, i problemi relazionali, l’emarginazione e il disagio non solo giovanile, ma anche delle famiglie e dei profughi, degli immigrati”. Ed è così che a Roma, dove ha sede la Federazione, come a Piacenza con l’associazione “La Ricerca”, vengono attivati progetti e iniziative che cercano di rispondere alle nuove emergenze sociali.  “Ci riconosciamo nella stessa matrice valoriale di Progetto Uomo che pone la persona al centro di ogni nostra azione: accogliere, credere nelle potenzialità di riscatto di ciascuno, porsi al fianco di chi soffre senza pregiudizi, né giudizi”.

La presenza di Peroni ai vertici della Federazione significherà potenziare un dialogo con il centro nevralgico delle comunità-Ceis, un collegamento che l’associazione piacentina ha reso fecondo da più di vent’anni tramite la frequenza dei contatti portati avanti da personalità del calibro del fondatore don Giorgio Bosini, della stessa Peroni che oltre ad aver svolto interventi di formazione e supervisione nei centri Fict, è stata coordinatrice della rete nazionale doppia-diagnosi e della rete delle residenzialità.

Che cosa chiede la Fict ai suoi associati fra cui “La Ricerca” di Piacenza?

“Il nuovo presidente, Luciano Squillaci, che subentra a don Mimmo Battaglia, di cui è stato il braccio destro per nove anni, ci incita alla comunicazione, ad essere una squadra, fra noi, ma anche a favorire la relazione tra i diversi centri. Siamo chiamati a mantenere viva la nostra identità legata, appunto, alla centralità della persona, ed essere coscienza critica a livello locale e nazionale per dare voce a chi non ce l’ha. Il confronto continuo ci stimola ad una incessante evoluzione, a rimodellarci rispetto ai fenomeni sociali che via via si presentano. La Fict ci porta in una dimensione internazionale, quindi ci aiuta a capire dove stiamo andando per ricollocarci”.

Come agire in sintonia a questi livelli?

“Lavoriamo alla costruzione di una cultura comune. Negli ultimi dieci anni abbiamo costituito anche dei veri e propri gruppi di lavoro mirati agli ambiti dei nostri interventi: comunità terapeutiche, comorbilità psichiatrica, madri in difficoltà, reinserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati,  contrasto al gioco d’azzardo, mettendo in rete le risorse e le buone prassi. Personalmente mi sono state assegnate le deleghe alle reti tematiche e alla ricerca, cosa che sicuramente mi chiederà molto impegno e devo dire grazie al presidente della “Ricerca”, Gigi Rubini che mi lascia tempo e libertà di azione pur compatibilmente con gli impegni piacentini”.

Tra gli esempi più recenti di divulgazione “buone prassi” la pubblicazione di un volume universitario “Doppie Diagnosi in comunità terapeutica” (Franco Angeli editore), che riporta l’esperienza della Comunità terapeutica Emmaus della “Ricerca”, una delle prime comunità terapeutiche italiane che ha costruito un modello specifico di intervento per le persone tossicodipendenti con problematiche psichiatriche. La pubblicazione offre al lettore un quadro dettagliato dell’approccio integrato sperimentato negli ultimi quindici anni a partire dal difficile ruolo delle specifiche figure professionali impegnate nell’operatività quotidiana, dei loro compiti e delle tecniche di trattamento impiegate. Donatella Peroni ne è stata curatrice con il prof. Massimo Clerici, professore associato di Psichiatria presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca e presidente della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze - sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria - e dell'Associazione Ricerche sulla Schizofrenia, società membro della World Psychiatric Association.

La Fict e le istituzioni: quali rapporti?

“Siamo un interlocutore forte. Il confronto lo cerchiamo soprattutto sul piano culturale impegnandoci in una sensibilizzazione legata alla tutela della persona che soffre, perché il nostro contributo possa incidere nelle definizioni di leggi e decreti. In questo senso ci muoviamo in accordo e sintonia con le altre reti nazionali impegnate sul fronte della dipendenza.  In questi giorni, ad esempio, stiamo lavorando ad un fronte comune per riportare alla attenzione dei politici un tema dimenticato: la prevenzione, mai come oggi necessaria per il dilagare del disagio e delle nuove forme di dipendenza, ma sulla quale, per contro, vengono fatti sempre meno investimenti ”.

Tanti anni di prevenzione, ma la droga dilaga…

“Qui non si tratta di fallimento delle battaglie combattute per fare prevenzione. E’ il fenomeno-droga che ha cambiato volto, così il disagio ha assunto molteplici sfaccettature, intercettarne i segnali è difficilissimo, anche quando i genitori – sempre di meno – cominciano a preoccuparsi che qualcosa nei loro figli non va. Basta leggere il giornale: ogni giorno almeno un articolo parla di arresti per spaccio, incidenti, omicidi, atti di violenza causati dall’uso di sostanze. L’età dei tossicomani si è abbassata e i ragazzini sempre più presto ricorrono all’uso di sostanze in modo indiscriminato a seconda del tipo di necessità che s’illudono di poter affrontare con l’aiuto di stupefacenti, ne usano quantità molto alte senza coglierne i rischi perché convinti che tanto non fanno male, che la cannabis, l’ecstasy, la stessa cocaina, non “causano più danni di un bicchiere di vino”. Ma si sbagliano, perché tutte queste sostanze provocano alterazioni alla percezione di sé, del mondo, a livello psichico e relazionale. Eppure ormai le hanno sdoganate: sembra quasi che il problema, che resta gravissimo, non preoccupi più nessuno”.

E allora che fare?

“Noi, come associazione, intercettiamo il disagio, la sofferenza dei giovani, perché siamo presenti nelle scuole attraverso gli sportelli d’ascolto, nei centri educativi e di aggregazione. Ci accorgiamo che oggi i ragazzi e le loro famiglie sono soli e provano un sentimento di vergogna, questo li porta a non chiedere aiuto; i genitori si sentono impotenti di fronte a un dolore così forte, all’incomunicabilità. Per questo siamo cercando di fare azioni più incisive nella quotidianità dei giovani come degli adulti. Gli strumenti efficaci li abbiamo, dalle comunità ai gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto,”.

Dagli interventi mirati alla visione mondiale del problema.

“A livello internazionale si è svolta da poco un’assemblea straordinaria delle Nazioni Unite richiesta dai Paesi Produttori che denunciano il fallimento delle Politiche Globali stabilite nel ’98 impostate sulla repressione e lotta alla produzione: sostengono, documentandolo, che “la lotta alla droga non solo non ha diminuito i consumi, ma provoca più morti del consumo stesso”. Dobbiamo tenerne conto perché accadrà che si passerà alla legalizzazione e forse anche alla liberalizzazione, di alcuni tipi di sostanze, come sta succedendo in alcuni paesi nel mondo. Per questo il nostro compito, che è poi il nostro carisma che punta ad affrontare il disagio che sta dietro il consumo di sostanze, dovrà essere ancor più incisivo, e sempre più attento e mirato alla tutela e alla cura della persona”.

di Tiziana Pisati

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