Mar10

Spinelli e alcol già alle medie «Droga per ogni età e ceto sociale»

Bertani, Ceis di Reggio Emilia: «Seguiamo under 14: l'età di approccio si è abbassata»

Spinelli e alcol già alle medie «Droga per ogni età e ceto sociale»

Dimenticare gli stereotipi, che associano per forza la droga a un disagio 'evidente' o a particolari categorie di persone. È il messaggio più forte che lancia Eliseo Bertani, responsabile del settore famiglie del Ceis (Centro di solidarietà), la struttura di via Codro che segue persone affette da varie forme di dipendenza. Droga, e non solo, tanto per cominciare: «Dalla nostra attività - Bertani lavora in quest'ambito da trent'anni - emerge che ora la società è molto più dipendente dalle sostanze, psicotrope e no, oltre che da comportamenti come gioco d' azzardo, disturbi alimentari, web, compulsioni da acquisto e anche l' abuso di farmaci oppiacei per lenire il dolore».

Verrebbe da pensare a malattie o attitudini patologiche, ma poi, ascoltando l' esperto, si capisce che il male riguarda molti, forse un po' tutti: di certo persone che possono avere il nostro stesso volto. «Rispetto a soli quindici anni fa, l' uso di sostanze è diventato molto più trasversale. Si va dai 15enni che usano cannabinoidi e che hanno disagi grossi, ad altri che invece paiono non averne, fino ai 60enni che consumano cocaina - afferma Bertani -. Sul piano sociale e culturale, c'è chi ha la terza media e chi la laurea. Su quello economico, ci ritroviamo qui disoccupati, operai, medici e avvocati.

E non sono certo tutte persone che hanno, almeno in apparenza, problemi eclatanti».

DUE recenti tendenze, tra tutte, colpiscono.

Una è l'abbassamento dell' età del primo approccio alla droga: «Abbiamo avuto segnalazioni su ragazzini che frequentano le scuole medie - afferma Bertani -. Già a quell'età usano alcol e cannabinoidi: spesso questi ultimi rappresentano la porta d' ingresso verso altre sostanze e poi la caduta nella dipendenza».

Qui a Reggio, afferma Bertani, «si registra anche l'uso di smart drugs e delle droghe-incensi, ma il fenomeno è ancora limitato: le quattro sostanze più usate sono cannabis, alcol, eroina e cocaina». Come spiega Bertani, «crisi sul lavoro, di valori, oltreché attaccamento continuativo ai social network, possono favorire il ripiegamento narcisistico in se stessi e anche il ricorso alla droga come diversivo».

L'altra tendenza riguarda l'uso di sostanze da parte di professionisti ben inseriti. Come un manager di 50 anni, sposato e con figli, che ha provato la polvere bianca a 40 durante qualche cena con gli amici e poi è caduto nella spirale fino a perdere il lavoro e i soldi. O un rappresentante di commercio di 35 anni, pure lui con famiglia, e impegnato nel sociale: quando la moglie si è accorta che stava dilapidando molti soldi, e che non era più lo stesso, si è rivolta alla comunità. Ora entrambi stanno seguendo il percorso 'No cocaine' al Ceis.

Per Bertani è «oziosa» la domanda sul senso di legalizzare o no le droghe: «Intanto i fondi per la prevenzione sono inesistenti - risponde -. E poi prima bisogna chiedersi perché si usano». Non bisogna dimenticare, ad esempio che, almeno all'inizio, «piace e fa star bene».

Non solo, è insidiosa perché assecondano o contrastano le richieste della società: «Ci sono sostanze che aiutano a farti sentire più forte e adeguato ai ritmi e ai modelli imperanti. Altre che, invece, aiutano a staccare e a rilassarsi da tutto». Difficile trovare una risposta definitiva. Resta però ferma una speranza: «Dalla droga - conclude - si può uscire».

di ALESSANDRA CODELUPPI - Il Resto del Carlino

Posted in Dal Territorio, dipendenze

Commenti (0)

Lascia un commento

LOGIN_TO_LEAVE_COMMENT