Lug16

"Amarsi è una scelta... amarsi è libertà"

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Quando si parla d'"amore", spesso, ci si riferisce ad una moltitudine di sentimenti, come se l'amore fosse un arcobaleno, con diversi colori e sfumature; vi sono infatti tanti tipi di affettività, di emotività e di amore: l'amore intrapsichico, cioè l"amarsi", inteso come conoscenza, consapevolezza, accettazione, stima e fiducia di noi stessi, e l'amore verso gli altri, da quello sessuale a quello incondizionato e spirituale.

Amarsi è anche conseguenza di un funzionamento equilibrato ed egosintonico dell'essere umano; è una sensazione globale di benessere, risultato di una vita vissuta in maniera istintiva e razionale, con serenità, quindi "sana"  ed equilibrata; amarsi è anche la capacità di un individuo di sapersi adattare sempre alle tramutabili  situazioni dell'"essere" senza sprofondare nell'ansia, nell'angoscia o nella depressione; è vivere a pieno ogni momento della vita che è il dono più grande che ci è stato fatto ma che spesso lo sporchiamo e non lo curiamo come dovrebbe. Bisogna prendersi cura della propria vita, di noi stessi, perchè solo così saremo in grado di amarci, di volerci bene e quindi di amare anche gli altri.

Infatti soltanto la realizzazione dell'amarsi e la consapevolezza e la conoscenza di noi stessi ci può portare all'amore relazionale, interpersonale e quindi di coppia.

La capacità di "amare" non è innata ma è un'arte che si deve apprendere tramite un lungo percorso che ricopre tutta l' esistenza di un individuo. Si apprende raggiungendo una libertà interiore che deve essere difesa da tutte le contaminazioni esterne, perchè non è definitiva, in quanto, l'essere umano è in continuo divenire e quindi avrà sempre nuove libertà, nuovi lidi da raggiungere e scoprire.

Quindi amarsi è libertà, è una scelta che ci viene offerta ad ogni nostro risveglio che, ma che noi spesso non sappiamo cogliere, vedere e sfruttare; non ne siamo capaci o ne abbiamo paura; quindi tutte le mattine indossiamo il nostro corpo mascherandoci per iniziare una nuova giornata, uguale alle precedenti e come automi non viviamo ma esistiamo, trascorriamo la giornata attraversandola non vivendola, quindi senza avere il piacere di fare nulla, ma agiamo soltanto con meccanicità; ci guardiamo velocemente allo specchio, senza vedere il nostro viso, ma pensando solamente a renderci il più possibile di bella presenza, che è quello che interessa di più; velocemente facciamo colazione, spesso solo con un caffè, contrariamente all'educazione alimentare trasmessaci; corriamo a lavoro, in mezzo al traffico diventiamo nevrotici, passiamo con il rosso, mettendo a repentaglio la nostra e l'altrui vita, senza rendercene conto, e  così tutto diventa una corsa contro il tempo, come se la nostra vita corresse e cambiasse troppo velocemente rispetto a noi e non riuscissimo mai a coglierla e quindi a vivercela; siamo schiavi del tempo che ci comanda e noi non siamo capaci di godercelo; a pranzo mangiamo un panino al volo, sommersi da pensieri quotidiani che distruggono le nostre emozioni, i pensieri più intimi, più sentiti, perchè è più importante sapere come affrontare l'imminente riunione prevista dopo la pausa pranzo, che sentire ciò che proviamo, ciò che abbiamo dentro, ciò di cui abbiamo voglia; la sera arriviamo a casa sempre troppo stanchi per rimanere svegli o troppo tesi per goderci il meritato riposo.

Così la vita diventa priva di ogni entusiasmo o poesia, ma solo una stancante ed obbligata routine che ci sottopone a stress che poi non sappiamo scaricare, se non abbuffandoci, arrabbiandoci o ammazzandoci di attività fisica,  solo per cercare di curare l'aspetto esteriore, per compensare il nostro disagio interiore; così ci affatichiamo contro voglia in stupide attività sportive, quando per tutta la giornata risparmiamo fatica con l'auto per correre da una parte a l'altra. Siamo quotidianamente una contraddizione.

Questo anche a causa della nostra società e della cultura di massa che hanno contribuito a cambiare l'uomo, rendendolo sempre più schiavo di questa tiranna che ci ha espropriato di noi stessi, spegnendo i nostri bisogni di meditare. Non è sufficiente avere più tempo libero, ma dobbiamo avere la capacità di saperlo utilizzare, di comandarlo di diventarne padroni.

Ci lamentiamo sempre di non avere tempo per noi, ma quanto ne sprechiamo, quante volte giriamo a vuoto in una quotidianità dispersiva, superficiale, ovvia e noiosa. Siamo sempre in balìa degli eventi, e quando abbiamo un momento per noi, non sappiamo come passarlo, come godercelo perchè non siamo più abituati a stare da soli, in silenzio, a riflettere, a stare con noi stessi, soli nel nostro io interiore, non ne siamo in grado, ci sentiamo una morsa allo stomaco come se per tutto il giorno vivessimo una vita che non ci appartiene, la vita di un altro e quando abbiamo la possibilità di vivere noi stessi, non lo sappiamo fare perchè non ci conosciamo e non sappiamo nemmeno quali siano i nostri desideri, le nostre passioni, i nostri bisogni e le nostre emozioni.

Quella morsa allo stomaco ci stringe e ci fa precipitare nell'angoscia o nella depressione, per cui fuggiamo e ricominciamo a correre, o ci mettiamo subito davanti alla televisione, o davanti ad un computer, per distrarci dalle nostre sensazione, dal nostro sentire. Non ci viene voglia nemmeno di iniziare qualcosa di nuovo per paura di fallire e quindi diventiamo pigri, vuoti, inermi e ci impegniamo solo nelle cose che già sappiamo fare, perchè è più facile ricadere nella routine dove paradossalmente, ci sentiamo più sicuri, protetti dalle insidie del mondo e della vita reale.

Non pensiamo nemmeno a soddisfare la nostra pulsione a realizzarci perchè temiamo il giudizio e quindi alcune attività utili ad un equilibrio psichico, come lo scrivere, il dipingere, il suonare , le fuggiamo per paura di essere giudicati, chissà poi da chi, senza pensare che potrebbero essere attività per esprimere il nostro essere, il nostro sentire e non il nostro sapere a chi è giudice dei nostri comportamenti, ma nessuno è giudice delle nostre sensazioni, se non noi stessi.

Siamo diventati avidi di sogni, sensazioni, amore, passione: viviamo con la paura del domani e per paura di soffrire non vogliamo gioire, non vogliamo vivere. evitiamo il dolore rinunciando al piacere.

Quindi tutto ciò ovviamente lo riversiamo nelle nostre relazioni, nei nostri sentimenti nelle nostre pulsioni sessuali, che sono diventate anche loro schiave del giudizio, passive, ferme.

Abbiamo paura di lasciarci catturare dal piacere sessuale, da quel piacere intenso di cui sappiamo l'esistenza, ma di cui abbiamo vergogna, timore; timore di essere turbati , sconvolti e scoperti talmente tanto da perdere il controllo di noi stessi, o meglio, della maschera di cui ci vestiamo e copriamo tutti i giorni; quella che ci fa sembrare forti, sicuri, sereni agli occhi di chi è spettatore della nostra vita.

Siamo a caccia di un'identità che ci permetta di uscire dai bisogni, dalla dipendenza, dalle tragedie dell'adolescenza che hanno violentato e tradito l'anima e il corpo, ma l'identità viene costruita e riconosciuta attraverso la negazione, come quando il bambino dice alla mamma che non le vuole bene, attraverso la negazione esprime la sua identità.

Siamo in trappola, inglobati in questa società che predilige i consumi, l'apparenza, l'avere e non l'essere; questa società è riuscita ha manipolare anche la realtà affettiva tramite telenovelas, fotoromanzi, trasmissioni trash che condizionano e influenzano gli individui e il loro modo di relazionarsi e viversi, anche sessualmente.

Ci ritroviamo, quindi, a fuggire da rapporti che potrebbero svelare la nostra emotività, la nostra sensibilità, il nostro sentire, che non siamo in grado di gestire; lo controlliamo, quando dovremmo solo lasciarci andare, liberarci, liberare l'amore e scegliere di "scoprirci", di smascherarci, di amare.

di Camilla Bonomo

Written by Camilla Bonomo, Posted in sex addiction

About the Author

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Camilla Bonomo

Laureata in psicologia (indirizzo Psicologia dello sviluppo e della salute in età evolutiva) con la tesi "Omonegatività e consumo alcolico in adolescenza; fenomeno del binge drinking", presso l'università di Roma "La Sapienza" nell'anno accademico 2009/2010.

Si e' specializzata in "Sessuologia" frequentando un master biennale in "Sessuologia Clinica e criminologica" presso l' Aisc( Associazione Italiana Sessuologia Clinica), dove precedentemente aveva svolto un tirocinio post laurea svolgendo esperenziali e simulate di casi clinici.

Ha inoltre svolto un tirocinio pre laurea presso l' Istituto di medicina dello sport , incaricata alla somministrazione e valutazione psicologica ad atleti nazionali.

Nel 2012 ha svolto un corso annuale di Psicodiagnostica batteria base presso l' Associazione italiana sessuologia Clinica.

Attualmente sta svolgendo un Master in "Criminologia", presso il Cenaf , Centro Nazionale Alta Formazione ed e' iscritta al corso di Laurea specialistica in Sessuologia e Devianza dell' Universita' dell' Aquila.

Ha svolto consulenze sessuologiche e seminari informativi psicosessuologici presso studio privato.

E' attualmente impegnata in uno studio di ricerca sul " Tradimento omosessuale nella coppia eterosessuale" presso l'Aisc.

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