Giu27

Droga: Dopo il 26 giugno, giornata mondiale per la lotta alla droga

Droga: Dopo il 26 giugno, giornata mondiale per la lotta alla droga

Il messaggio del 2014  dell’ UNODC  per la giornata mondiale contro le droghe cita: i disturbi da uso di droga sono prevenibili e curabili.

Mi piace.

Sono diversi i motivi del pollice alzato,il primo ha per me una valenza personale e per certi versi quasi storica; quando iniziai a fare l’operatore di comunità ( circa 30 anni fa) , ricordo ancora gli ospiti che popolavano la nostra struttura e devo dire che lo scarto di anni tra me e loro era basso,  il più vecchio aveva circa 30 anni e i più giovani 20. Molte di quelle persone ora stanno bene hanno progetti di vita ed hanno affrontato  i problemi che la vita stessa ci riserva, altri purtroppo sono morti soprattutto per la falcidia dell’AIDS. Lo slogan di oggi si prestava ad essere una affermazione concreta allora. Le comunità e i servizi pubblici svolgevano non solo una funzione di trattamento ma per mio modesto parere anche di prevenzione e di sensibilizzazione.

Oggi non può dire la stessa cosa, le comunità terapeutiche e non solo, sono abitate da persone che si avvicinano ai 60 anni e con storie di emarginazioni sociali importanti.

Spesso queste vengono presentate come persone croniche (io continuo a credere che siano recidive e non croniche) correndo così il rischio di ottenere solo cure che rispondono alla logica della riduzione del danno. E’ pur vero  che l’attesa di vita è migliorata e i tossicodipendenti riescono ad invecchiare anche con storie di droga lunghe e pesanti alle spalle.

Il secondo motivo di soddisfazione sta nel fatto che con questo slogan in qualche modo si vuole scalfire “l’etichetta” che oramai è troppo speso accompagnata al fenomeno delle tossicodipendenze e,  nello specifico, mi riferisco al termine cronico. Quel cronico mal interpretato che comporta atteggiamenti di rassegnazione e incurabilità della malattia e che non offre spazio alla speranza. E’ noto che esiste una declinazione di cronicità che continua a tenere aperta  la possibilità di controllo dei sintomi agendo sui fattori sociali, ambientali oltre che medici. Questa prospettiva nei decenni si è sembra più sbiadita. Mi sembra una sottolineatura forte e condivisibile affermare oggi che i disturbi dipendenti siano prevenibili e curabili.

Tutto ciò  tende a rimettere al centro l’uomo con le sue storie e non solo con  i sintomi dei suoi possibili disagi del vivere.

Ed infine mi piace perché oggi abbiamo bisogno di speranza: ogni persona recuperata da un percorso negativo di dipendenza diventa un anticorpo sociale di cui non possiamo farne a meno.

Ma esiste anche un pollice verso che val la pena tenere in considerazione.

Oggi il governo Italiano ancora non ha stabilito chi guiderà il dipartimento per le dipendenze e ciò non fa altro che rallentare la necessità di ammodernare e rendere il sistema dei servizi di cura adeguato alle nuove esigente ed anche allineato con le migliori metodiche europee.

Nonostante questo ritardo, che si celebri la giornata mondiale contro le droghe e soprattutto sia un riconoscimento per  chi decide di rimettere il “controller” della propria vita nelle mani delle relazioni umane e non delle relazioni con le sostanze.

Ivan Mario Cipressi

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