Giu26

26 giugno: La parola ai Presidenti dei Centri FICT

26 giugno: La parola ai Presidenti dei Centri FICT

Anche quest’anno sono state organizzate manifestazioni, incontri e diffusione di dati sul fenomeno delle droghe. Come addetti ai lavori, noi della FICT, ci sentiamo profondamente coinvolti da questi eventi. In questa occasione abbiamo coinvolto alcuni presidenti di Centri federati per approfondire tre aspetti: il fenomeno oggi, l’azione politica, il nostro impegno nel settore

Don Giacomo Stinghi del CEIS di  Firenze è una delle figure “storiche” della Federazione. Ricorda come nei primi anni ‘80 tossicodipendenza significava soprattutto eroinomani, persone che hanno indotto la società ad attivarsi per trovare soluzioni alla diffusione di una dipendenza molto pericolosa e con enormi ricadute negative sulla comunità sociale. In questo contesto nacquero le Comunità terapeutiche che diedero poi origine alla FICT, con la geniale intuizione di Don Picchi di attivare un percorso che coinvolgesse la famiglia e prevedesse una fase di accoglienza “attiva”, in modo da impiegare l’attesa dell’ingresso in comunità (i posti erano pochi e le richieste molte) con gruppi di incontro per genitori e figli e con l’assunzione da parti di questi ultimi di alcune responsabilità.

Dagli anni ’90 si è scivolati sempre più in una risposta di tipo farmacologico: nascono i sert e poi i dipartimenti delle dipendenze, emanazione delle ASL che-giustamente- assumono la regia dell’intervento di contrasto alla dipendenza ma la connotano fortemente per quella che è la loro professionalità,  sfumando sempre più la caratteristica sociale. Si arriva così agli "anni duemila" dove molte comunità hanno chiuso , o hanno dovuto rivedere radicalmente alcuni loro interventi. L’attuale situazione vede il Centro di Firenze sempre più impegnato con una tipologia di utenza decisamente “hard”: persone provenienti dal carcere, “ne bastano tre per creare il clima di una sezione”, persone con doppia diagnosi dove l’incidenza della parte psichiatrica è prevalente, e poi la bassa soglia…  La cornice intorno a questo quadro è deprimente: c’è quasi la sensazione che alla politica non interessi più risolvere la questione, come se non ci fosse un pensiero “politico” riguardo ad un fenomeno grave ma solo lotte ideologiche tra diverse fazioni. Da parte sua l’opinione pubblica lo approccia come l’alcolismo: è una cosa che c’è e alla quale ormai si è abituati, non c’è più allarme sociale! Don Giacomo dice che è fondamentale la motivazione degli operatori, affinché svolgano il loro servizio portando avanti i valori propri della FICT e siano in grado di apprezzare a pieno il valore dei piccoli successi che riescono a raggiungere, inoltre  la motivazione è un ottimo rimedio contro la routine e il burn-out.

Altro pilastro è la collaborazione con il pubblico, in un’ottica di scambio e integrazione di saperi ed azioni volti a  dare risposte utili ad un fenomeno sempre più puntiforme e in continua mutazione

Don Paolo Fini, Presidente del Centro Torinese di Solidarietà, sottolinea come l’azione debba puntare maggiormente sulla prevenzione anziché sulla repressione. Una prevenzione che sia attenta e aperta a tutte le dipendenze patologiche, non solo quelle da sostanze; occorre operare per sviluppare una cultura del “saper vivere”. Quotidianamente la vita presenta aspetti problematici che possono indurre a ricercare anestetici di vario tipo, l’azione degli operatori deve essere volta a supportare le persone nell'affrontare le difficoltà della vita per evitare che si rifugino in comportamenti dannosi per “sopportare” quei problemi. Dovremmo pensarci come dei “compagni di strada” che aiutano a vivere meglio. Per il futuro occorrerà sviluppare una maggiore sensibilità ed elasticità per intervenire in modo utile nelle diverse situazioni. Nel gennaio di quest’anno, Torino è stata la prima tra le grandi città ad approvare  una mozione  che apre alla libera circolazione e produzione di cannabis per uso personale, alla domanda se questo fatto abbia avuto ricadute sul lavoro del suo Centro, risponde di no; ha solo avuto l’utilità di tornare a porre l’attenzione su questo tema e a riattivare un dialogo tra le parti che si auspica sia produttivo.

Roberto Berselli, Presidente del Centro “l’Orizzonte” di Parma, evidenzia come attualmente ci siano azioni prevalentemente su due direttrici. La prima riguarda servizi rivolti ad utenti “storici” dei SerT:  pur essendo comunità terapeutiche, c’è una grande richiesta di fare “assistenzialismo”  e quindi si opera con utenti ormai cronicizzati, si svolgono servizi di semiresidenzialità, persino di assistenza domiciliare…

La seconda è la partita che si gioca con i minori, non solo dipendenti , ma anche con un uso problematico di sostanze. Qui ci si confronta con la poliassunzione (diverse sostanze), con l’uso di nuove sostanze ed allora occorre attivare nuovi stili e rapporti educativi. L’Orizzonte ha aperto una comunità specifica per minori.

Riguardo alla politica pensa che occorra un maggiore coordinamento a livello nazionale. Benché in presenza di una forte regionalizzazione degli interventi (come previsto dalla modifica dell'art. quinto della Costituzione), su questi temi sarebbe auspicabile maggiore omogeneità a livello nazionale; si dovrebbe andare oltre l’ottica di garantire solamente i L.E.A.  (Livelli essenziali di assistenza) ma arrivare a garantire anche interventi sociali fondamentali per la concretizzazione positiva del nostro operare. Allo stesso modo, le politiche di prevenzione dovrebbero essere nazionali, non risolversi in spot  ma agire profondamente sui livelli educativi delle comunità territoriali con un lavoro localizzato.

La FICT può essere un attore importante per arrivare a politiche nazionali che vedano l’uomo al centro di un intervento a connotazione socio-sanitaria

Ramon Fresta - Redazione Progetto Uomo

Written by Ramon Fresta, Posted in dipendenze

About the Author

Ramon Fresta

Lavora da 30 anni al Centro di Solidarietà di Genova.

E’ Educatore Professionale e  ha una specializzazione in Logoterapia.

Giornalista- Pubblicista, iscritto all’Ordine dal 2006.

Al Centro ha lavorato in quasi tutti i servizi del terapeutico, prima come operatore e poi come direttore.

Nel 1993 ha contribuito alla nascita della rivista del CSG “L’ABBRACCIO”.

Membro della commissione comunicazione della FICT.

Oggi è Responsabile di due diversi servizi: Alloggi-assistiti e Collocamento disabili

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