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Droga: Un approfondimento sul nuovo decreto legge tossicodipendenze

Droga: Un approfondimento sul nuovo decreto legge tossicodipendenze

Sembra che questo Governo abbia preso sul serio i problemi legati alle violazioni penali commesse dai tossicodipendenti. Mi riferisco a quelle violazioni previste dal DPR 309/90 legate alla cessione di sostanze tra consumatori, quelle che hanno una portata modesta ma più strettamente connesse al consumo.

Il decreto legge che ha ottenuto la fiducia alla Camera non vuole trasmettere un messaggio “liberalizzante” ma sicuramente si conforma alla realtà del disagio mantenendo il disvalore sociale e il monito penale su condotte che rimangono antigiuridiche.

Il governo pare aprire le porte del reinserimento, come più volte auspicato da chi opera nel sociale, a tutti quei consumatori che si pongono ai margini della legge e che necessitano di cure. Nonostante i presunti buoni propositi annunciati, la Fini Giovanardi non è riuscita a creare quelle condizioni necessarie a facilitare percorsi di recupero, piuttosto ha creato una grande confusione a livello sanzionatorio colpendo in modo pesante anche situazioni che, sia pure degne di un certo allarme sociale, erano meritevoli di maggiore attenzione al contesto in cui venivano poste in essere.

La principale innovazione introdotta dal nuovo decreto legge sembra investire le condotte di vendita di modesti quantitativi di droga riducendone la pena edittale da sei mesi a quattro anni indipendentemente dal tipo di sostanza. Per cui pare che la distinzione tra droghe leggere e pesanti perda significato in condotte di lieve entità con un invito al giudice a valutare di volta in volta la situazione.

Il risultato sarà, dunque, in caso di approvazione definitiva, quello di evitare il carcere a tutta una serie di soggetti che attualmente affollano le nostre prigioni offrendo loro la possibilità non solo di curarsi in modo più agevole, ma anche quella di affrontare percorsi più costruttivi in termini sociali, con una forte riduzione dei costi.

Si tratterebbe di un momento di non poco conto intanto perché andrebbe a valorizzare quello che la Fini Giovanardi aveva introdotto, ed ancor più timidamente i giudici avevano applicato, cioè la possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità al posto della pena, ma ancor più l’opportunità di intraprendere percorsi di probation, recentemente ipotizzata anche nel processo a carico di imputati adulti, con l’indubbio vantaggio di assistere all’estinzione del reato al termine del percorso stesso conclusosi con esito positivo.

Ciò richiederà il sano sforzo da parte di tutti gli attori sociali coinvolti, chiamati a collaborare in modo più fattivo e non solo a “controllare”.

La costruzione di percorsi formativi e riabilitativi prende il sopravvento sulla funzione custodiale che il mondo delle comunità aveva accettato con grande sforzo, spesso rinnegando la funzione educativa per il timore di arrecare un pregiudizio all’utente. Questo mondo oggi è chiamato non a cantare vittoria, sia pure esprimendo soddisfazione per un provvedimento che tiene sicuramente in maggiore considerazione la realtà dei tossicodipendenti, ma a creare progetti significativi senza abbassare il livello di attenzione.

Mi piace pensare che questo provvedimento inviti il servizio pubblico, il privato sociale e la magistratura a collaborare in modo ancora più pregnante rinforzando il valore educativo della pena a dispetto di quello meramente punitivo che si stava esprimendo negli ultimi anni.

Infine il decreto sembra mettere ordine anche nelle tabelle delle sostanze dopo la sentenza della Consulta che, con il concorso del decreto approvato nel febbraio 2014 sulle politiche carcerarie, aveva determinato alcuni problemi di applicazione della legge.

Non condivido il pensiero di chi ritiene che questa rivisitazione possa celare la legittimazione della cannabis, la detenzione di tale sostanza resta illecita così come rimane reato cederla, sia pure in quantitativi modesti, piuttosto consente proprio ai consumatori una maggiore riflessione sugli effetti nefasti non attraverso un passaggio carcerario, ben più devastante, ma attraverso momenti istituzionalmente rilevanti che favoriscono il “benessere”.

di avv. Marco Cafiero

Written by Marco Cafiero, Posted in approfondimenti, dipendenze

About the Author

Marco Cafiero

Responsabile del Settore Legale della Comunità Terapeutica e consulente legale e scientifico-criminologico presso il Centro di Solidarietà di Genova.
Coordinatore della Rete tematica carcere e legalità della FICT

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