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Dipendenze: "L'Italia non è ancora matura per parlare di legalizzazione"

Dipendenze:

Due notizie della cronaca di questi giorni mi hanno stimolato una riflessione sui possibili scenari di un’Italia in cui produzione e commercializzazione della cannabis fossero legalizzati…

Oltre la ciclica riproposizione  di legalizzazione della cannabis, l’altra notizia riguarda le grane legali, che coinvolgono politici a diversi livelli, tutte con una matrice comune: l’interesse proprio e non quello comune. Intanto mi chiedo: con la tragica situazione che vive il paese, la cannabis legale è una priorità? O è una cortina “fumogena” per nascondere altro? Sono convinto che la catastrofe italiana dipenda da alcuni  fattori profondamente radicati : l’illegalità, la corruzione, la collusione tra politica-imprenditoria –crimine organizzato, la non punizione dei reati che- da deterrente- diventa alibi per sentirsi “legittimati” in qualche modo a delinquere e da cui nascono i molti “furbetti” che circolano.

Guardando oltre alla politica, penso alla pletora di falsi invalidi –certificati da medici compiacenti; ai manager pubblici strapagati che, dopo aver affossato le aziende che dirigevano, sono passati –senza danno per loro- a dirigerne altre… Fortunatamente non tutti i politici, i professionisti e i manager sono così, ma quelli corretti non fanno notizia.

Analizzando le proposte di legalizzazione, mi pare che siano basate più su aspetti ideologici che scientifici, ormai è noto che l’uso di cannabinoidi produce danni sulle persone giovani; senza contare che certe “aperture” possono essere tradotte dai giovani come permesso a provare altre sostanze ben più pericolose. O ci vogliamo dimenticare che, siccome l’AIDS non fa più paura, è in aumento tra i giovani? Essere progressisti non significa abdicare dalle responsabilità che gli adulti hanno verso i giovani! Qualcuno potrà obiettare che in altri paesi sono già in atto sperimentazioni al proposito,  appunto sono altri paesi… perché guardiamo agli altri solo quando fa comodo? Negli altri paesi chi sbaglia paga e i politici si dimettono! Vi immaginate cosa succederebbe da noi? Dopo poco tempo sarebbe tutto in mano a qualche organizzazione  che ci lucrerebbe sopra con la garanzia di immunità e protezioni varie.  E chi controllerebbe che il dettato della legge sia rispettato? E come verrebbe effettuata la distribuzione? E ci scriveremmo sopra che nuoce alla salute come le sigarette?

Il Presidente dell’Uruguay ha presentato la loro legalizzazione come un esperimento per combattere i Narcos, il giudice Paolo Borsellino nel gennaio dell’89 (all’epoca Procuratore a Marsala), in un incontro con studenti rispondeva così alla domanda se la legalizzazione servisse per contrastare la mafia: “No. La legalizzazione degli stupefacenti non può rappresentare uno strumento per combattere la mafia, Intanto come mi sembra di aver chiarito non bisogna stabilire un’equazione assoluta tra la mafia e il traffico di sostanze stupefacenti. La mafia esisteva ancora prima del traffico di stupefacenti e probabilmente se per miracolo il traffico di stupefacenti scomparirà, la mafia esisterà ancora perchè l’essenza della mafia non è il traffico delle sostanze stupefacenti”.  Altra chiarezza da fare: già ora chi si fa le canne non va in carcere, non confondiamo l’uso con lo spaccio e non strumentalizziamo la droga per giustificare un sistema penale ingolfato! Per quello ci vogliono altre soluzioni, l’Italia è il paese con il maggior numero di leggi, crearne altre paralizzerebbe di più, ce ne vogliono meno e vanno rispettate!  Sono d’accordo che non vada criminalizzato chi consuma sostanze (lavoro in un Ente che ospita moltissimi soggetti in pena alternativa), ma questo è un discorso che viaggia in parallelo con la possibilità di utilizzare farmaci a base di cannabis. Si tratta, in entrambi i casi, di interventi di cura e riabilitazione legati al rispetto di precisi protocolli, con persone che si assumono la responsabilità delle prescrizioni  e controllo del risultato; d’altra parte abbiamo altri casi di cure con sostanze stupefacenti/psicoattive. Occorrono però controlli seri per evitare un mercato nero parallelo.

Concludendo penso che l’Italia non sia ancora matura per queste proposte, occorre una crescita in termini di trasparenza e onestà della sua classe politica e dirigente prima di pensare alla promulgazione di leggi di questo tipo, altrimenti finirebbe … all’italiana:  grande caos e nulla di fatto!

di Ramon Fresta

Written by Ramon Fresta, Posted in dipendenze

About the Author

Ramon Fresta

Lavora da 30 anni al Centro di Solidarietà di Genova.

E’ Educatore Professionale e  ha una specializzazione in Logoterapia.

Giornalista- Pubblicista, iscritto all’Ordine dal 2006.

Al Centro ha lavorato in quasi tutti i servizi del terapeutico, prima come operatore e poi come direttore.

Nel 1993 ha contribuito alla nascita della rivista del CSG “L’ABBRACCIO”.

Membro della commissione comunicazione della FICT.

Oggi è Responsabile di due diversi servizi: Alloggi-assistiti e Collocamento disabili

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