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Dipendenze: Cannabis, niente di nuovo, molto di inutile

Lettera aperta per l’Onorevole

Dipendenze: Cannabis, niente di nuovo, molto di inutile

Ondate di risacca, di un mare circoscritto, che rimugina mucillaggini mal digerite.

Questo mare, un mare nostrum incapace di possenti mareggiate che scuotano spiagge popolate da vetusti e pigri gabbiani, affaccendati come straccivendoli a cercare novità fra la paccottiglia dismessa, ovvero il nostro parlamento.

Luogo dove riciclare prodotti, vendere ricette, lanciare nuovi “guru” e trovare consensi, magari illudendosi, di aver rinvenuto “la soluzione”; ignorando, come sempre, il problema.

Il problema non è la cannabis; la soluzione non è la legalizzazione o il proibizionismo.

Il problema non è la dipendenza, è l’uomo, soprattutto se in giovane età; la soluzione non è il tipo di sostanza.

Il problema, semmai, è il messaggio e il corollario è chi lo invia.

Preliminarmente, se ci si riferisce a ragioni che la scienza ha già confutato, come una certa nocività della cannabis, soprattutto su persone ancora in sviluppo, bisognerebbe o tacere o portare altrettante evidenze scientifiche, fuori dalla querulomania politico-ideologica. Ogni contesto ha il suo codice.

Il contesto, appunto.

Cannabis, nella fattispecie terapeutica: alcune Regioni hanno già autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore, permettendo di sperimentare la distribuzione gratuita negli ospedali e nelle farmacie di preparati a base di cannabis, quindi, fin ora niente di nuovo.

Cannabis “ricreativa”: come altre sostanze “condannate” dalla legge, si paventa, innanzitutto, nel suo essere superflua e nociva seppur  buona compagna del tabacco e del gioco d’azzardo laddove la tolleranza ipocrita dello Stato è eloquente: ufficialmente tace per interesse (ma lancia messaggi scritti).

E’ interessante questa posizione dello Stato, simmetrica a quella di molti genitori o adulti contemporanei: desiderano figli educati, che raccolgano ottimi risultati scolastici, lavorativi e realizzino  i loro sogni (o quelli del genitore) ma incarnano la legge e la norma a parole poi smentiscono nei fatti, per debolezza o paura o disinteresse o immaturità o interesse … delegando al figlio stesso e alla società una corretta educazione. Toccherà agli insegnanti, alle forze dell’ordine, agli psicologi – psichiatri – educatori, ai magistrati contenere o riparare alle “overdosi” nichiliste e aggressive di questi figli che non tollerano divieti/frustrazioni e alla tracotanza dei loro genitori, che, anche in quel caso, avranno qualcosa da ridire e un avvocato da rimpinguare.

Ma torniamo al contesto.

Cannabis per interesse, quale altra voce dalla quale ricavare nuove entrate per lo Stato?

Onorevole, sia sincero, tanto non siamo più in grado di scandalizzarci:  cannabis versus accomodamenti fiscali e maggior pace sociale, tipo “panem et circensens” ? Lo ammetta, onoreremo la sua coerenza e chiuderemo la battaglia dei sillogismi sulla cannabis.

Più cannabis, quindi, meno gente in carcere ? Mi spiace, questo non è proprio credibile.

Sappiamo, più o meno tutti, che l’affollamento carcerario è dovuto ad un sistema legislativo e giudiziario da rivedere e aggiornare alla radice contrariamente al rincorrere provvedimenti emergenziali, sfruttando ogni pretesto.

Oppure, centriamo il contesto.

Un membro di un contesto istituzionale, come il Parlamento, lancia una proposta che potrebbe diventare dibattito per una legge quindi con autorevolezza intrinseca che presuppone ampia e completa conoscenza di causa. E già dal punto di vista scientifico, nel nostro caso, non ci siamo.

Si suppone, ma è sempre più utopico, che il parlamentare consideri come istituzionale anche la sponda civica (non oso dire educativa) delle proprie argomentazioni, in quanto uomo chiamato a costruire la polis, cioè a far crescere e tutelare il cittadino e la partecipazione solidale e responsabile dello stesso a tale costruzione.

Allora, in tale contesto quanto è utile e necessaria la sua proposta e quanto gradirebbe il cittadino comune, che non sente poi così urgente il desiderio di procurarsi legalmente la cannabis, che lei si impegnasse in proposte su materie più pressanti, dato il dissesto sociale che stiamo vivendo?

E’ lecito chiedersi, in nome di quale declinazione del termine libertà, i legislatori si devono sentire autorizzati a deresponsabilizzare il cittadino, permettendogli ogni scelta possibile ed evitandogli ogni conseguenza spiacevole, come nel “Paese dei balocchi”.

A meno che, con ragionamento più fine e oblativo, vista la situazione di progressivo tracollo italiano, lei non si stia adoperando per regalarci una parentesi di piacere, del tipo l’ultima “canna” del condannato?!

di Nicolò Pisanu

Written by Nicolò Pisanu, Posted in dipendenze

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