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Dipendenze: "Un avvallo pericoloso"

Dipendenze:

Ritorna ciclicamente il dibattito sulla legalizzazione e/o liberalizzazione della droga leggera. Un dibattito che affligge le coscienze fin dagli anni ottanta e che, nonostante le motivazioni addotte dai fautori dell’iniziativa, non ha mai trovato il consenso parlamentare, ma ancor meno quello sociale.

La legalizzazione, in qualche modo, fa cadere quel monito di disvalore sociale nei confronti di una sostanza inequivocabilmente lesiva. Un monito cui la società non può abiurare senza scivolare, inevitabilmente, in una tacita, quanto pavida, accettazione di uno stile di vita discutibile.

Uno stile di vita che produce vittime ed altera le coscienze di tanti giovani, a favore dei quali la società si è espressa in modo disordinato, spesso contraddittorio, ma coerente nel riconoscere la potenzialità distruttiva di una sostanza che, aldilà di alcune modalità di utilizzo terapeutico, non può produrre nulla di buono proprio per i nostri giovani.

La cosa che più mi colpisce è la strumentalizzazione del problema in concomitanza con il dibattito sul sovraffollamento carcerario, questione su cui mi sono ampiamente espresso, e che, a mio avviso, solo marginalmente è compromessa dal “proibizionismo”, concetto slogan del nuovo tentativo di sdoganare la cannabis.

Mi preoccupa soprattutto il messaggio che verrebbe trasmesso ai giovani da un provvedimento in tal senso, perché avvalora quella forma di liceità che tanto abbiamo provato a combattere in nome della salute.

Le argomentazioni addotte a sostegno della legalizzazione se in prima battuta possono rivelare un certo interesse di politica criminale, dall’altro non tengono in debita considerazione la “salute”, concetto costituzionalmente tutelato, tanto meno il fatto che l’aspetto lucrativo perseguito dalle organizzazioni criminali troverebbe altre forme  altrettanto distruttive per la società.

La proposta normativa dell’Onorevole Manconi sembra prevedere “la non punibilità della coltivazione per uso personale di marijuana e della cessione di piccoli quantitativi dei derivati della cannabis finalizzata all’immediato consumo personale”. Ritengo che l’idea pecchi di una certa ingenuità laddove, stabilendo un principio, apre le porte ad una incertezza applicativa della norma: Cosa si intende per piccoli quantitativi? Chi ne determina l’ammontare? Quali sono i parametri?

Invochiamo da sempre la certezza del diritto e della pena per poi aprire il varco alle interpretazioni più disparate lasciate, come al solito, alla discrezionalità dei giudici. La deleteria conseguenza è il ricorso a tabelle  prestabilite che riportano problemi di disparità sul piano sanzionatorio.

E’ per questo che auspico una certa cautela nell’emettere proclami demagogici che non tengono davvero conto dei nostri giovani, a cui siamo tenuti ad assicurare un’esistenza libera e sana.

Certamente la legge Fini Giovanardi non ha sortito l’effetto desiderato, a causa di una serie di ingenuità normative non sufficientemente suffragate da un’ampia visione sociale, ma prima di proclamare “il proibizionismo ha fallito”  è necessario fare i conti con quello che la legalizzazione potrebbe produrre.

E’ pur vero che sociologicamente equiparare, sotto il profilo sanzionatorio, tutte le sostanze ha rischiato di creare una criminalizzazione  indiscriminata, ma è anche vero che si è cercato di trasmettere un monito di disvalore che voleva raggiungere il più ampio numero di consumatori. Se non si è riusciti è, probabilmente frutto della mancanza di un’azione coordinata di forme educative e di prevenzione che, a mio avviso, doveva essere più massiccia ed instancabile e nei confronti della quale andavano disposte molte più risorse, specialmente economiche, che avrebbero consentito un notevole risparmio di quelle destinate alla repressione indistinta e scoordinata.

Riflettiamo!

di avv. Marco Cafiero

Written by Marco Cafiero, Posted in dipendenze

About the Author

Marco Cafiero

Responsabile del Settore Legale della Comunità Terapeutica e consulente legale e scientifico-criminologico presso il Centro di Solidarietà di Genova.
Coordinatore della Rete tematica carcere e legalità della FICT

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