Dic23

Le Comunità Terapeutiche scrivono al Premier Enrico Letta

La FICT richiama l’attenzione del mondo politico

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Egr. Presidente del Consiglio On.  Enrico Letta,

La Federazione opera da oltre trentacinque anni nel settore delle dipendenze e del disagio giovanile. È presente in 17 Regioni d’Italia con una rete di 46 Associazioni ed Enti di Solidarietà sociale. Vede una partecipazione giornaliera e residenziale di 3.850 giovani e di 2.702 familiari . Ogni giorno i Centri sono gestiti da 1.412  tra operatori ed educatori, con 2500 volontari. Circa 12.000 persone frequentano quotidianamente i nostri Centri

La FICT valuta positivamente il decreto sulle carceri che permette ai piccoli spacciatori e tossicodipendenti una maggiore possibilità di accedere alle Comunità di recupero come pena alternativa.

Siamo preoccupati per quanto riguarda l’efficacia, in quanto il budget previsto per gli invii in comunità terapeutica rischia di essere insufficiente a coprire il reale fabbisogno che determina uno stato di emergenza assoluta.

Infatti, ad oggi, ci chiediamo se le Comunità terapeutiche, che operano in regime di accreditamento sanitario sul territorio nazionale, possano accogliere le istanze provenienti dalle carceri, così come disposto anche dal nuovo decreto.

Il timore è che i provvedimenti rischino di rimanere sulla “carta” ed a pagare siano sempre e comunque i soggetti più deboli.

Concordiamo con quanto da Lei affermato circa la necessità che il Decreto non vada letto come un rischio per i cittadini e per questo è necessario che siano previsti livelli adeguati di assistenza e cura.

Va condiviso ancor più il pensiero del Ministro Cancellieri allorché afferma:“in carcere il tossicodipendente non riceve le stesse cure che può ricevere nelle comunità”. L’invio in Comunità per garantire il diritto alla cura, richiede però  risorse.

Oggi le Comunità terapeutiche sono al collasso e con loro rischiano di frantumarsi anche le condivisibili intenzioni dei provvedimenti legislativi.

Il 10-11 ottobre 2013, la FICT ha organizzato un momento  di confronto e di riflessione a cui hanno partecipato operatori e direttori dei Centri federati. Sentiamo la necessità di condividere con Lei le questioni e le problematiche emerse nell’incontro.

Stiamo vivendo un momento storico di grave disagio; la sensazione è che la riduzione delle risorse non sia dovuta soltanto ad un momento di difficoltà, quanto piuttosto ad un preciso atto di disimpegno e attenzione da parte del mondo politico verso i servizi delle dipendenze e verso il problema, più in generale, delle droghe.

E’ un grido di sofferenza che non riguarda solo le Comunità terapeutiche, ma tutto il sistema integrato di trattamento delle dipendenze. Siamo preoccupati per l’attenzione che si presta alla situazione del GAP (gioco d'azzardo patologico), perché vorremmo evitare che questa sensibilità, giustamente particolare, distolga l’attenzione sulla situazione generale dei disturbi da dipendenze. Invocare l’iscrizione di nuovi comportamenti dipendenti ai LEA e poi non avere le risorse sufficienti per trattare nuovi e vecchi fenomeni, ci sembra un approccio non chiaro.

Le Comunità terapeutiche oggi si trovano a correre il rischio di dover chiudere le proprie strutture per una mancanza di risorse, come se la vita, la salute e l’educazione di un giovane fossero passati in secondo ordine e fossero diventati solo un costo e non più un investimento. Sono sempre le fasce più deboli a pagare. Per anni le esperienze di comunità aperte al territorio, sono state la declinazione di un Welfare generativo che è stato in grado di tramutare comportamenti devianti in risorse per il territorio stesso. Si pensi in questa direzione alla nascita di associazioni di genitori o la nascita di cooperative di inserimento lavorativo e/o di formazione.

Dal 2008 ad oggi, i fondi nazionali per le politiche di welfare (fondo nazionale politiche sociali, fondo per la non autosufficienza, famiglie, servizio civile, ecc) si sono ridotti di oltre 2/3, mettendo in estrema difficoltà il sistema dei servivi.

Vorremmo anche ricordare che le Comunità terapeutiche italiane e i servizi pubblici, non si riuniscono più dalla Conferenza di Trieste del 2009. Con tutti i suoi limiti era pur sempre un tavolo di confronto, anche politico, che, forse, mai come oggi è necessario per riportare l’attenzione sul tema delle dipendenze e sullo stato reale dei servizi in Italia. In quella sede, già, chiedevamo un lavoro sinergico tra Stato e Regioni, tra pubblico e privato, per garantire effettivi interventi omogenei. Ad oggi tutto tace.

Non sono in pericolo solo i posti di lavoro degli operatori delle Comunità, è in pericolo il progetto di uno Stato che si mostra attento allo sviluppo e al rinnovamento delle risorse delle persone, anche verso quelle che, affette da problemi di dipendenze, possono ritrovare nel loro progetto di recupero una possibilità per ritornare cittadini  responsabili a tutti gli effetti.

Noi non vogliamo la cronicizzazione della dipendenza, le droghe per noi sono e restano un sintomo, nessuno è irrecuperabile. E’ con queste poche certezze che Le chiediamo di aprire tavoli di confronto sui diversi  temi e un’attenzione sempre maggiore alle persone in difficoltà.

Con la speranza di un riscontro positivo, le trasmetto i miei più cordiali saluti

Don Mimmo Battaglia - Presidente FICT

Posted in dipendenze

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