Nov27

Intervista ad Anna Maria Borghi, Presidente dell'Associazione Centro "Le Ali" Onlus

Centro federato alla Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

Intervista ad Anna Maria Borghi, Presidente dell'Associazione Centro

1. Anni fa era possibile descrivere il fenomeno delle tossicodipendenze  partendo dall'osservazione degli ospiti delle Comunità Terapeutiche; oggi, considerando le persone che vi chiedono aiuto, è ancora possibile avere un’idea specifica sulle tossicodipendenze?

Oggi le persone che ci chiedono aiuto sono, nella maggioranza dei casi, poliassuntori, il più delle volte supportati non solo dalla terapia farmacologica sostitutiva (metadone, alcover..) ma anche da terapie farmacologiche per patologie psichiatriche. In sostanza ci troviamo sempre di più a fronteggiare le “doppie Diagnosi”. Un’altra tipologia di utenza che si affaccia alle nostre strutture è data dai consumatori di cocaina ed alcool, che chiede per lo più un sostegno diurno, raramente viene richiesta la residenzialità che, comunemente resta invece una richiesta della famiglia. Anche in questi casi troviamo le terapie farmacologiche psichiatriche. Questo è oggi lo scenario delle dipendenze patologiche!

2.Le Comunità Terapeutiche si sono organizzate prima dei servizi pubblici, poi hanno assistito ad una fase conflittuale tra pubblico e privato e, successivamente, ad un tentativo di integrazione tra pubblico e privato. Dopo 30 anni di esperienza, oggi, come descriveresti il rapporto con il servizio pubblico?

Sulla base del dialogo il rapporto con il pubblico è migliorato, nei fatti la crisi economica (in Regione Campania ormai da cinque anni facciamo i conti con il budget di struttura che  ci obbliga ad accogliere un numero di utenti pari alla metà dei posti in convenzione)  ci porta ad interagire con difficoltà e ad essere considerati una “seconda scelta”. Il servizio pubblico riconosce le comunità quando per loro occuparsi dell’utente diventa estremamente gravoso. D’altra parte non possiamo non riconoscere che gli stessi operatori dei servizi pubblici sono costretti ad attenersi ai piani finanziari assegnati.

3.Le nostre Comunità da sempre hanno dichiarato l’importanza della partecipazione delle famiglie ai trattamenti, oggi è ancora così, quali sviluppi?

Oggi la presenza delle famiglie è più che mai importante, ma è sempre più difficile averne la partecipazione. Il coinvolgimento delle famiglie deve essere sempre più adattato, a volte mediato, a volte trasformato in base ai diversi bisogni e alle diverse esigenze.

4.Per le risorse economiche che ti derivano dai servizi pubblici sei in grado di soddisfare i bisogni delle persone che chiedono aiuto al Centro? Se i mezzi non sono sufficienti quale risorse umane ed economiche metti in campo?

Si, ma con difficoltà, avvalendoci sempre della disponibilità di chi ci lavora e laddove possibile delle risorse (sempre più esigue) del volontariato.

5.Ascoltando i pareri degli ospiti del tuo Centro, quali sono i punti di forza che vi riconoscono?

L’accoglienza, l’assenza di giudizio, il programma personalizzato, l’onestà, la coerenza, la centralità delle attività terapeutiche (gruppi di auto-aiuto), la serietà professionale.

6.Cosa chiedete alle Istituzioni?

La polidipendenza impone che le Istituzioni, in particolare le regioni e le asl attraverso i Dipartimenti delle Dipendenze, si orientino e si organizzino per finanziare e rendere attuabili anche per le comunità delle concrete risposte preventive e di cura rivolte a tutte le dipendenze, per soddisfare i reali bisogni socio-sanitari degli utenti, al di là dei percorsi residenziali.

Inoltre alle Istituzioni si chiede una maggiore presenza nell’accompagnamento al programma terapeutico, in particolare durante la fase delicata del reinserimento socio-lavorativo anche attraverso finanziamenti ad hoc.

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di Redazione

Posted in Dal Territorio, dipendenze

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