Nov04

Dipendenze e sociale: Intervista a Primo Greganti

il suo incontro con la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche

Dipendenze e sociale: Intervista a Primo Greganti

Greganti i giornali ogni tanto tornano a parlare di te, delle tue attività ed anche del tuo incontro con FICT. Come è avvenuto?

La mia vita è stata molto impegnata e anche per questo sono incappato, se pur innocente, in una “fragorosa” vicenda giudiziaria in seguito alla quale sono poi approdato in una comunità aderente la FICT per i servizi sociali che hanno accompagnato il mio sconto pena. Incontro per me molto importante per l’alta professionalità e spirito altruistico dei suoi operatori.

Greganti come vedi oggi la Fict e le sue strutture?

Oggi anche in conseguenza della crisi economica politica  e sociale del nostro paese il disagio è molto aumentato, è quindi necessario che qualcuno se ne faccia carico

La Fict, per il modo in cui l’ho conosciuta io, è uno strumento valido che ha tutte le caratteristiche e le potenzialità e professionalità per affrontare questa nuova dimensione dell’emergenza.

Ovviamente alle strutture che si occupano del disagio vanno messe a disposizione risorse necessarie. Farsi carico del bisogni dell’uomo, dei suoi giovani, è condizione indispensabile per costruire un futuro di una umanità che non vuole implodere e regredire. Non solo per una questione morale o peggio economica, ma perché senza solidarietà sociale in una economia che tende sempre più ad escludere non può esservi futuro.

Futuro innanzi tutto vuol dire che nessuno deve essere abbandonato alla solitudine. Da soli né il più ricco, né il più disagiato potranno salvarsi dall'imbarbarimento e dall'abbrutimento sociale.

Società, economia, futuro, dignità esistenziale, parole grandi ‘ forse troppo?

Il Rapporto tra società e la sua economia è molto complesso e molto più laborioso, richiede mezzi e professionalità adeguati. In questo la Fict è molto efficiente e ha realizzato iniziative meritevoli che vanno sviluppate ulteriormente tenendo conto di un mondo che cambia rapidamente ed in questo contesto parlare di lavoro e futuro è molto difficile.

Cosa proponi Greganti al mondo della Fict?

DALLA FICT HO IMPARATO MOLTO E MOLTO DOVRO’ ANCORA IMPARARE, nessuna ricetta miracolosa, ma molto lavoro che sappia avvalersi di tutti i contributi possibili. Futuro e lavoro marciano congiunti. Intanto occorre uscire dalla logica che in questa società si fa tutto ciò che dà profitto e si abbandona tutto ciò che non invece dà profitto

Cosa intendi per profitto?

Per profitto non si può intendere solo il "dio denaro", c’è il profitto che può essere ritenuto giusto quello che deriva dal lavoro. C’è un profitto parassitario ingiusto che va condannato e, poi, c’è il profitto individuale e non sociale che, se pur non va condannato, bisogna ritenere che è insufficiente; è necessario capire come una società si organizza anche nelle cose che non danno denaro e profitto individuale.

Ritornando alla proposta, cosa proponi alla FICT?

Con la Fict abbiamo già avuto esperienze comuni importanti con risultati che io giudico rilevanti

Molto è stato fatto.

E in alcuni casi nella realizzazione di piccole esperienze nella produzione manifatturiera, in agricoltura, zootecnia, ed anche nel recupero educativo.

Ora tutto questo è importante ma in questa fase rischia di essere inadeguato rispetto alla quantità di bisogni e alla quantità delle persone disagiate, senza lavoro, depresse, sfiduciate, sole e impotenti. Anche le nicchie di mercato che tirano purtroppo non creano più nuova occupazione. Di qui una delle grande motivazione dell’aumento del disagio.

Quindi il discorso è che occorre cambiare il "modello recupero sociale"?

Conosciamo tutti le difficoltà finanziare del momento. Però l’impegno dello stato deve avvenire e può avvenire in forme nuove

Spiegati

Parlo della quantità di strutture pubbliche e private abbandonate dalla economia di mercato perché non più utilizzabili per scopo di lucro o profitto, ma che potrebbero essere utilizzate socialmente; parlo di ex caserme di terreni demaniali improduttive; parlo di aree private sulle quali si pensava in passato di fare speculazioni immobiliari, ma che oggi il mercato non ritiene più conveniente; parlo di una quantità di aree e strutture private e pubbliche, abbandonate al degrado con notevoli costi di sicurezza e ordine pubblico: potrebbero essere recuperate, risanate, bonificate e con appositi piani di riutilizzo messe a disposizione di un impiego sociale.

Ritieni quindi che occorre mettere a disposizioni strutture pubbliche abbandonate per un nuovo progetto di recupero del disagio, ma come si avvia secondo te un progetto di questa portata?

Devono essere messe in campo professionalità progettuali che siano disponibili a misurarsi con la peculiarità di queste problematiche che sono un po’ diverse dal comune o comunque da quanto fatto sinora

Sinora un progetto che poteva riguardare un’area dimessa o abbandonata consisteva nel chiedersi “Cosa mi conviene fare?" "Cosa mi consente maggior profitto?" Tutto si misura sul profitto individuale  quasi mai sull'utilità sociale, e così molto diventa degrado, le aree diventano preda di discariche, e attività illecite, di cui molte volte gli enti locali si assumono un costo per gestire un inesorabile declino.

La Fict ha le capacità interne per proporre e realizzare questo nuovo progetto innovativo?

La Fict con i suoi oltre 50 mila contatti con il mondo del disagio con le decine di strutture e una presenza articolata su tutto il territorio nazionale ha sicuramente tutti i requisiti per potersi occupare anche di nuove sfide.

Ovviamente non va lasciata sola: stato, associazioni, amministratori locali, volontari, devono lavorare congiuntamente. Solo così possono essere utilizzate in un circuito virtuoso  risorse umane e materiali oggi abbandonate, inutilizzate e condannate ad aumentare il degrado e le problematiche sociali che ne conseguono.

di Elisabetta Piccioni

Written by Redazione - Elisabetta Piccioni, Posted in approfondimenti, dipendenze

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