Ott24

Dipendenze: Per non perderci nel dettaglio

Dipendenze: Per non perderci nel dettaglio

Il momento è grave e difficile, non siamo  nemmeno più nell’epoca delle “passioni tristi”, qui oramai siamo alla canna del gas, e mentre si parla di debito pubblico e di contrazione del credito bancario, passa in secondo piano il dramma della perdita del diritto di cittadinanza che una volta era collegato a doppia mandata con la possibilità di avere un lavoro.

Oramai l’articolo 1 della costituzione è una chimera, anzi potremmo quasi dire che lo Stato italiano si basa sul debito e non solo quello pubblico.

In queste condizioni ci viene facile constatare che sempre più le città si popolano di persone a spasso e non solo straniere, oppure di persone che oramai fanno la fila all’apertura delle tabaccherie o delle ricevitorie per tentare la fortuna con l’azzardo o la destrezza ( pensano loro). In questa disperazione totale sono in aumento i comportamenti dipendenti e devianti ma di tutto ciò si parla solo quando ci scappa il morto.

Passata l’onda corta del rinnovamento politico, conclusosi con un nulla di fatto, ora è il momento di cercare risposte concrete e vere che incontrino i bisogni dei cittadini. Alcuni temi sono chiari: il lavoro, il diritto alla cura e la libertà d’impresa, restano i motori della ripresa su cui la maggior parte dei politici e di chi ha responsabilità in questo paese si concentrano.

Ma c’è un di più che corre il rischio di sfuggire all’attenzione dell’agenda delle “politiche del fare”.

La disgregazione delle relazioni.

Se una volta i comportamenti dipendenti, generatori di isolamento e di perdita della libertà di scegliere venivano facilmente circoscritti nel capitolo della scelta più o meno consapevole del soggetto, oggi il paradigma si è rovesciato.

La depressione dell’alcool, l’entusiasmo della sfida alla fortuna, il ricorso al mercato redditizio delle droghe, sempre più sembrano diventare risposte di sopravvivenza e non di ideologica contrapposizione culturale o nella migliore delle ipotesi di una interpretazione un po’ originale del concetto di libertà.

Non è più accettabile un sistema che cura le dipendenze con farmaci oppioidi o che decide di aumentare i giochi che sfidano la fortuna per fare cassa. I farmaci almeno nel campo delle dipendenze sono tanto efficaci quanto più si riescono a governare e anche a togliere. Le urgenze vanno trattate da tali ma poi occorre avere presente la possibilità del recupero delle risorse delle persone. Non si può sedare una popolazione intera. Di seguito su questa strada, le depressioni temporanee o la perdita di prospettiva sul futuro, legate all’epoca della “canna del gas”, verranno trattate con l’aumento degli antidepressivi e degli ansiolitici?

Ci sono altre strade?

Assolutamente si, un primo passo potrebbe essere il riconoscimento del diritto di cittadinanza, soprattutto con un eventuale assegno.

E' necessario uno sforzo rivolto alla creazione di reti relazionali solidali al cui centro ci saranno i problemi; gli strumenti per la soluzione degli stessi saranno le persone con le loro capacità, anche quelle più nascoste e comunque residue. La nostra storia, quella più recente, del dopoguerra questa pratica non solo l’ha evidenziata ma ce l’ha lasciata in eredità.

di Ivan Mario Cipressi

Written by Ivan Mario Cipressi, Posted in dipendenze

About the Author

Ivan Mario Cipressi

Ivan Mario Cipressi
Coordinatore di strutture complesse presso: il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia.
Coordinatore del sito: www.drogaonline.it e Redattore del settimanale online: www.progettouomo.net

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