Mar12

Adolescenti verso… di don Mimmo Battaglia

Scommettere sui ragazzi significa credere nell’inedito di un Dio che non invecchia mai.

Adolescenti verso… di don Mimmo Battaglia

Nell’interrogarmi sul tema dell’adolescenza, sul loro mondo e sulle loro infinite storie, ciò che istintivamente ha catturato il mio pensiero è il ricordo di una vecchia favola e di alcuni personaggi in particolare: Lucignolo e Pinocchio.

Ricordate  l’inizio della favola: “C’era una volta … un re - direte voi – eh no! C’era una volta un pezzo di legno”. C’è quindi, all’inizio di tutto, un pezzo di legno che, quando mastro Ciliegia tenta di intagliarlo, emette un grido: “Ahi!”

Che strano! Può un pezzo di legno avere un’anima e una voce? E poi perché quest’anima viene fuori nell’impatto col dolore? E, ancora,  perché, quando mastro Ciliegia ha sentito il pezzo di legno dire: “Mi fai male!”, ha pensato bene di liberarsene tanto in fretta?

Non vi racconterò una favola. Voglio solo soffermarmi a fare qualche riflessione.

La consapevolezza di avere un’anima, di avere un’identità, passa attraverso un “grido”: un grido che non sempre riusciamo a sentire, come le provocazioni che non sappiamo cogliere, arroccandoci in un ostinato atteggiamento di pretesa e di lesa maestà. È il grido di chi, per fortuna, non si lascia plasmare o plagiare da quelli che possono essere stati i nostri percorsi, o le nostre attese. Un grido che, anche se ci turba o ci sconvolge e che vorremmo allontanare da noi, permette a questa stessa società di crescere, ad ognuno di noi adulti di entrare in “crisi” e di rimodellarci in un rapporto di franca e leale reciprocità.

Il grido del pezzo di legno non ha cambiato la vita solo al futuro Pinocchio, ma anche a mastro Ciliegia e Geppetto. È questa la cosa importante: i giovani o gli adolescenti, non sono un problema ma una risorsa, per loro stessi e per tutti noi. Le loro provocazioni, le loro ribellioni, i loro errori, i loro disagi, i loro dubbi sono come quelle spine nel cuore che ci fanno sentire il suo battito e ci spingono a far fluire più sangue e a rinnovare l’ossigeno di cui ha bisogno.

Lucignolo e Pinocchio cercavano di evadere da una vita che, con le sue regole, con i suoi diktat, sentivano come troppo opprimente, ingiusta e incomprensibile ai loro occhi di adolescenti cercavano un rifugio nella fantasia e nel divertimento. Mastro Geppetto cercava rifugio nella dura realtà, evitando di abbandonarsi alla fantasia e alla speranza. Solo nell’incontro tra questi due mondi la vita riprende “colore”.

In quest’ultimo periodo assistiamo a sempre più ragazzi che ci provocano e ci sfidano con le parole e gli atteggiamenti a svestirci delle nostre paure e delle nostre disillusioni, a rispolverare vecchi valori e a rifondare un mondo con nuove speranze. La speranza che i diritti non soccombano ai doveri, che la giustizia non soccomba al potere, che la dignità dell’uomo non soccomba alle logiche economiche e all’opportunismo. Rivendicano, con la forza dei linguaggi di cui sono capaci, e alcune volte con le tragiche “parole” che non vorremmo mai ascoltare, diritti, interventi, strategie, spazi, opportunità concrete e presenze che, con una espressione tecnica, potremmo definire “politiche giovanili”. Dove per “politica” s’intende il coraggio di credere e di inseguire, ad ogni costo e nonostante tutto, onestà, giustizia, solidarietà e legalità, vissute e praticate; e dove, con “giovanili” si prende coscienza che i ragazzi e i giovani sono risorsa, progettualità.

Lucignolo e Pinocchio si sono scontrati con un mondo corrotto di adulti che voleva trarre beneficio da loro con l’inganno e la promessa di strade facili e spianate. Lucignolo non ce l’ha fatta, è morto da asino, imprigionato in una identità che non gli apparteneva, abbandonato a se stesso in un luogo senza amore.

Pinocchio ha trovato la strada per diventare uomo, grazie anche all’amore instancabile di un padre e alla bellezza di una fata che ha saputo attendere e accompagnare, con discrezione, la decisione del cambiamento. I nostri ragazzi, specie quelli ammaliati da facili distrazioni e da adulti corrotti, hanno bisogno di un amore tenace e di riferimenti saldi e convincenti, capaci di accompagnare e privi della pretesa di portare o di spingere. Hanno bisogno di valori autentici, di etica, di testimonianza. Ai nostri ragazzi non basta che gli adulti “trasmettano” loro i valori, ma hanno un bisogno quasi disperato di qualcuno che testimoni loro in che cosa vale la pena credere, per cosa impegnarsi e lottare.

Vivono spesso con molte cose materiali a disposizione, ma quasi sempre non hanno ciò che più desiderano e serve: il senso profondo e la gioia del loro diventare grandi, ideali capaci di impregnare la vita di sogni, di speranze, di progetti. Hanno voglia di protagonismo e di libertà, ma hanno anche paura di restare soli, senza amici

Vedo l’adolescente come una tela dai colori sfumati non nel senso di “consumati” o “stinti”, ma come fiori che stanno sbocciando, colori appena abbozzati. La variazione, il tono e la loro freschezza rappresentano il nostro presente, ricordandoci che non sono il nostro futuro, ma il presente. Per noi e per loro stessi.

Chiudo con un’immagine del Pinocchio di Benigni: il burattino si trasforma nel bravo ragazzo che noi vorremmo e prima di entrare a scuola, di fare il suo ingresso nel mondo dei buoni con il capo cosparso di cenere, la sua ombra sul muro rimane quella del burattino discolo e monello. Benigni, nell’indicarci una strada, lascia che il bravo ragazzo entri a scuola e l’ombra (il monello) insegua una farfalla tra i prati.

Si può essere bravi ragazzi, senza però trascurare il discolo, il sognatore, il curioso che c’è in ognuno di noi. È quello che auguro a tutti gli educatori, è quello che auguro a me stesso, perché tutti, in questo tempo, possiamo ricordarci che si può essere dei bravi “ragazzi” e conservare un cuore “bambino”.

Chiudo con un ultimo augurio: il coraggio di scommettere sempre sui ragazzi, perché scommettere sui ragazzi significa credere nell’inedito di un Dio che non invecchia mai. Sono molto più forti dell’indifferenza, della rassegnazione, di ogni violenza. A volte, molto più di noi.

Don Mimmo Battaglia è Presidente F.I.C.T. (Federazione Italiana Comunità Terapeutiche)

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