Giu19

Tossicodipendenza: esiste veramente la volontà di contrastarla?

Tossicodipendenza: esiste veramente la volontà di contrastarla?

Tutti i giorni media e stampa riportano fatti di cronaca nera che hanno uno stretto legame con le droghe, la casistica è estremamente varia: si va dai traffici internazionali gestiti da grandi organizzazioni criminali al sequestro della singola piantina di marijuana sul terrazzo dell’adolescente; dalle diverse forme di reati violenti compiuti per procurarsi i soldi alle morti legate al consumo.

In occasione del 26 giugno (giornata che l’ONU dedica al tema), vedremo l’apoteosi con il solito balletto di cifre- utilizzate dagli opposti schieramenti- per suffragare il proprio credo, sia esso quello della legalizzazione come quello del proibizionismo. Il tutto condito da motivazioni, più o meno fantasiose, per sostenere e legittimare la propria tesi. Sono anni che si procede in questo modo e non si può dire che ci siano miglioramenti apprezzabili.

Quello che risulta tragicamente reale è che il mercato delle sostanze, legali od illegali, non conosce flessioni; qualcuno ipotizzava che con la crisi sarebbero calati i consumi, ma il rapporto 2013 stilato dall’agenzia europea che monitora il fenomeno, smentisce questa aspettativa parlando di aumento dell’uso di sostanze specie tra i giovani. Solo in Italia si parla di mezzo milione di adolescenti che fanno uso di cannabis e circa 60.000 di cocaina, per non parlare dell’uso smodato di alcool, bevande energetiche (+41%), droghe sintetiche, psicofarmaci e sostanze non ancora catalogate come stupefacenti. A quella da sostanze dobbiamo poi sommare altre dipendenze patologiche, prima fra tutte quella del gioco d’azzardo: insomma un quadro molto preoccupante.

La mia personale opinione di operatore da 30 anni occupato in questo campo, è che si continuino a traguardare obiettivi fasulli. Alcuni esempi per spiegare questa mia affermazione. Uno dei refrain più gettonati  a favore della legalizzazione è che in questo modo si farebbe la lotta alla mafia… Premesso che penso non sia compito dei ministeri della Sanità e del Sociale ad occuparsi di lotta alla mafia , mi chiedo se queste persone sono coscienti che la mafia guadagna, forse di più, dallo sfruttamento del ciclo dei rifiuti, dall’abusivismo, dai grandi appalti di opere pubbliche; il tutto sempre in stretta simbiosi con amministratori e politici senza scrupoli… Guardiamo il caso delle energie alternative: l’eolico in Sicilia è al primo posto in Italia per potenza prodotta (circa un quarto del totale), tutto controllato da un solo imprenditore legato a Cosa Nostra, anche la nostra regione brilla in questa classifica delle infiltrazione di ecomafie: ottava a livello nazionale e prima per il nord! Pensate che enorme assist sarebbe stato per la mafia la costruzione del ponte sullo Stretto… E consideriamo anche i danni prodotti da tutto ciò che c’è di legale e che produce un reddito per lo stato e la rovina o la morte per tante persone: l’alcool, le sigarette, il gioco d’azzardo… vogliamo proprio aggiungervi anche la droga? Magari confezionata con una scritta che ammonisce sul fatto che il consumo è pericoloso? Via cerchiamo di essere seri! Le iniziative devono essere attuate sfrondandole da ogni ideologia preconcetta, altrimenti si corre il rischio di costruire dei boomerang, come dimostra il recente caso dell’invio alla Corte Costituzionale della legge Fini- Giovanardi del 2006, se dovesse essere provata la sua incostituzionalità si aprirebbe un caos inimmaginabile in tutte le sentenze degli ultimi 6 anni. Occorre essere coerenti e pratici ed investire risorse per raggiungere il vero obiettivo: la persona dipendente! Gli sforzi devono essere tutti in questa direzione, operare affinché i giovani in particolare ma la popolazione in generale siano in grado di vivere bene senza il ricorso a qualcosa che li faccia fuggire dalla realtà.

Per fare questo ci vogliono risorse ed innovazione, due elementi che scarseggiano gravemente nel mondo della cura alle dipendenze, o meglio: il secondo è sacrificato assolutamente dal primo. Non mancano gli operatori preparati e le idee in Italia, manca la possibilità economica di dare gambe alle idee. Recentemente ho partecipato ad un ciclo di formazione del dipartimento delle dipendenze della ASL3, è emerso chiaramente che la linea è dettata dal budget e non dalle necessità… è una ben triste realtà  comune anche ad altri dipartimenti della salute.

Allora ci vuole coraggio da parte dell’Amministrazione pubblica e occorrono scelte di tipo “politico”  che tendano a favorire il benessere comune piuttosto che la tutela dei diritti e delle ricchezze di pochi. Pochi giorni fa ho sentito una notizia che mi ha fatto accapponare la pelle: all’interno del “decreto del fare” presentato dal Governo si prevede di eliminare le tasse sulle imbarcazioni sotto i 14 metri e di ridurlo fortemente a quelle di stazza superiore, mi chiedo se nella popolazione italiana sia prevalente il numero dei possessori di barche o quello di possessori di patologie che necessitano di cure! Così come mi domando se tutti i denari sottratti allo Stato da pseudo politicanti rivelatisi non proprio “stimabili” (qualcuno anche rieletto), siano stati restituiti e rimessi a disposizione del Paese.

In Afghanistan, dopo 10 anni di occupazione a titolo di “missione di pace”, si registra un nuovo record nella produzione dell’oppio… mi sorge spontanea la domanda: la classe politica mondiale ha realmente interesse ad eliminare le dipendenze e operare per il benessere dei popoli?

di Ramon Fresta

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