Apr08

Prevenzione: Educazione, patrimonio della Comunità

Incentivare e rinforzare le risorse del singolo e del gruppo

Prevenzione: Educazione, patrimonio della Comunità

Nel giugno del 1996 OIKOS arricchiva ulteriormente la sua offerta d’intervento sul territorio dando vita al progetto “Zoé” (essenza della Vita), uno sportello che inizialmente si poneva l’obiettivo d’informare i giovani e le famiglie sui rischi connessi con l’uso di sostanze stupefacenti e per aiutare a individuare percorsi di vita per non cadere nell'oblio della dipendenza.

Prevenzione voleva dire prevalentemente informazione.

Rapidamente, l’attenzione si è spostata dalla sostanza, esclusivamente sintomo del disagio, (oggi, oltretutto, non si parla più solo di sostanze ma anche di comportamenti dipendenti) alla persona cercando di interpretare, “prevenire” quei comportamenti a rischio spesso utilizzati nel tentativo di fronteggiare le difficoltà che si incontrano nel maturare, nel progredire verso l'adultità.

Con il tempo anche il fenomeno delle dipendenze si è modificato. Sappiamo che si è abbassata di molto l’età durante la quale si manifestano le prime assunzioni di sostanze psicoattive lecite ed illecite ed è sotto gli occhi di tutti la massiccia diffusione dell’abuso di alcol tra i giovani e i giovanissimi e che stanno prendendo campo purtroppo dipendenze legate al gioco d’azzardo e all'uso compulsivo del web, dei social network e dei giochi elettronici. È oggettivamente una situazione difficile, complessa, che dimostra non tanto e solamente il disagio dei giovani ma anche quello degli adulti, spettatori di quel disagio relazionale sempre più evidente che si manifesta con incapacità comunicativa tra genitori e figli e spesso anche tra le stesse agenzie educative coinvolte nell'educazione dei ragazzi. Tutta la letteratura scientifica è concorde nell'affermare che la prevenzione, la promozione del ben-essere, è una delle principali strategie da porre in essere per arginare il fenomeno anche se poi, nei fatti, anche in questo settore, la prevenzione soffre d’investimenti e risorse limitate sia in campo pubblico che nel privato sociale.

Una prevenzione che per funzionare non può essere solo attenta alla salute e al benessere individuali ma anche capace di leggere, interpretare ed affrontare i grandi cambiamenti sociali e culturali di cui siamo spesso spettatori e, nostro malgrado, protagonisti. Nodo centrale di questa azione è senz'altro l’educazione, intesa non solo come atto che aiuta ad “estrarre” il meglio dai giovani (ma deve insegnare loro a convivere anche con il lato “negativo” del loro essere) ma come azione mediatrice, che prepara l’incontro tra i ragazzi e le forze educative del mondo con cui presto o tardi avranno modo di confrontarsi. I luoghi all’interno dei quali agire per queste azioni preventive rimangono sempre la Scuola, la Famiglia e la collettività nelle figure dei giovani ma anche del mondo adulto.

In questi ambiti si opera in un contesto che non presenta apparentemente difficoltà, anomalie o segni premonitori ma che anzi si evidenzia come contesto di normalità proprio perché si lavora sulla popolazione giovanile in genere e sui bisogni dei ragazzi in un incessante lavoro promozionale che incentiva a rinforzare le risorse del singolo e del gruppo per affrontare più preparati, più “resilienti”, le esperienze quotidiane di crescita.

Ancora una volta gli studi ci vengono in aiuto chiarendo come e dove lavorare in questa prevenzione “universale”: i fattori associati ad una più elevata probabilità di consumo di sostanze sono chiamati “fattori di rischio”, mentre quelli associati ad una ridotta potenzialità di consumo vengono definiti “fattori protettivi”. Va subito precisato che la maggior parte degli individui a rischio non necessariamente inizia a far uso di sostanze e ne diviene dipendente. Inoltre, va da sé che un fattore di rischio che è tale per una persona può non esserlo per un’altra.

Qui sotto riportiamo una tabella che chiarisce in qualche modo quanto espresso sopra.

Dalla tabella si evince come anche l’ambiente familiare entri in gioco, ma non poteva essere diversamente, per l’incremento dei fattori protettivi e il conseguente decremento di quelli di rischio.

Negli incontri con le famiglie, OIKOS propone quindi nei suoi percorsi un’attenzione molto forte all'attaccamento reciproco tra i componenti del nucleo familiare e una forte focalizzazione sulla necessità dell’accudimento da parte dei genitori e delle figure adulte in genere.

 

In pratica, tutto l’ambiente familiare gioca un ruolo determinante per la crescita positiva del ragazzo perché la relazione educativa significativa è alla base del crescere armonico specialmente in un contesto dove i ruoli sono ben definiti e chiari, dove anche le regole sono definite e chiare e dove i genitori sono punti di riferimento per tutti i bisogni dei giovani. Discorso quasi identico per l’altro ambiente educativo per eccellenza, la scuola, dove il ragazzo si forma nella relazione con i suoi coetanei, con la norma, la regola e lo studio avendo come referente il corpo docente. Nella scuola si manifestano a volte atteggiamenti aggressivi e impulsivi che denotano una incapacità ad affrontare difficoltà emotive e relazionali comunque spesso presenti nell’età evolutiva. In questo dinamico contesto è facile cadere nel cattivo rendimento scolastico e nell’incapacità di usare adeguatamente le abilità sociali necessarie per affrontare situazioni di stress con il gruppo classe, con i docenti o con la famiglia in relazione al percorso scolastico. Va da sé che il lavoro preventivo promozionale deve tendere a far raggiungere un maggior successo nelle attività scolastiche e di far percepire la scuola come un posto per crescere e coinvolgersi anche in attività extrascolastiche sotto la guida e l’affiancamento dei docenti che devono essere percepiti come persone capaci di aiutare ed ascoltare. Da quanto fin qui espresso è chiaro che l’educazione non è un percorso personale e interpersonale “privato” ma, al contrario, è un patrimonio della comunità di educatori, cioè di quel gruppo di adulti che si assume una corresponsabilità educativa cercando di imparare gli uni dagli altri. Fin qui una parte di quella teoria che fa da cemento, da base di partenza a tutta l’attività promozionale preventiva che OIKOS mette in atto nelle città dove opera a stretto contatto con i Dipartimenti delle Dipendenze Patologiche e gli Ambiti Territoriali Sociali di riferimento. Solo quest’anno, nell’ambito dei progetti di Dipartimento di Jesi/Fabriano, OIKOS ha attivato laboratori in 8 Istituti Comprensivi su 44 classi e in 8 Istituti Superiori su 47 classi. In totale, solo l’attività nel DDP di Jesi ha visto coinvolte 91 classi di 16 Scuole, coinvolgendo circa 2.300 studenti. Nel Dipartimento delle Dipendenze Patologiche di Senigallia le Scuole coinvolte sono state 10 (8 Istituti Comprensivi e 2 Istituti Superiori) con 31 e 11 classi rispettivamente. Coinvolti oltre 1.000 studenti. L’attività nel Dipartimento di Ancona si esplica invece attraverso sportelli di ascolto in 10 Istituti Comprensivi nell’ambito di un progetto pensato per la prevenzione dell’abuso del consumo di alcol. Lo Sportello di Ascolto è uno spazio dedicato principalmente ai ragazzi, ai loro problemi, alle loro difficoltà con il mondo della scuola, la famiglia, e il gruppo dei pari ma è anche uno spazio a disposizione dei genitori per capire e possibilmente risolvere le difficoltà che possono sorgere nel rapporto con il figlio che cresce. Uno spazio d’ascolto gestito da esperti a disposizione degli studenti, dei genitori, degli insegnanti che non ha fini terapeutici ma di counseling che collaborano con gli insegnanti in un’ottica d’intervento integrato. L’equipe di OIKOS che fa parte dell’Area Centro Studi e Prevenzione è composta da psicologhe e psicoterapeute con anni d’esperienza: Giovanna Anconetani, Roberta Anselmi, Vanessa Bernardini, Noemi Castelli, Marta Cola, Chiara Ferracuti, Anna Grilli, Laura Sbaffi, Norma Zingaretti.

di Claudio Cardinali

 

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