Feb18

Dipendenze: Cocaina doping quotidiano

Dipendenze: Cocaina doping quotidiano

Operazione “Sophie,” una azione guidata  dai militari dell’Arma, che da mesi hanno attuato una mirata attività di osservazione fatta di pedinamenti e intercettazioni.

Circa 700 contatti telefonici (messaggini e conversazioni) sono stati valutati dagli inquirenti prima di passare all'azione, e che ha prodotto l’arresto di persone insospettabili legate al commercio e allo spaccio di sostane. La legge farà ancora una volta il suo corso ma una riflessione su quelle poche notizie che sono girate sui quotidiani si può tentare.

Perché  le sostanze ( soprattutto la cocaina ) stanno penetrando così facilmente il mondo della “normalità” ?

Troppo concentrati sulla scelta del prossimo governo nazionale, guardiamo con distrazione ciò che quotidianamente succede.

Nella speranza che un nuovo stile di governo possa incidere il più velocemente possibile sui problemi che molti cittadini stanno vivendo, intanto la vita scorre.

Tra assenza del lavoro per alcuni e aumento di privilegi per altri, la crisi ci ripropone temi ai quali una cittadina agiata come la nostra non era più abituata.

Basta prendere un treno alle 7 di mattina in stazione per vedere persone ancora sdraiate a terra coperti di cartoni e panni,  che  non curanti dei passanti  portano a termine il loro sofferto riposo notturno;  oppure passare da  Largo degli Alpini, per osservare crocchi di persone più o meno giovani che sbarcano la giornata, suppongo, in interessanti dispute concettuali, alimentando ricordi delle ormai storiche frequentazioni dei giardini del Municipale degl’anni 70.

Ma tutto ciò è solo una sfaccettatura di questa crisi che non è solo economica ma bensì anche di legami e di senso delle cose e che ci rafforza nel pensiero che se non ci fosse la crisi economica tutto ciò non succederebbe.

L’altra faccia della medaglia, Sophie, è li ha dirci altre cose, a farci interrogare su altri temi.

Mentre da una parte siamo costretti ad un periodo di “Passioni Tristi”*  contemporaneamente sentiamo la necessità di esorcizzare tali sensazioni con una forma di euforia continuativa e che ci permetta  di distrarci dalla fatica del vivere quotidiano.

E allora nello sport, nel lavoro, nel tempo del divertimento e finanche nelle relazioni affettive apriamo all’uso additivo a sostanze legali e illegali.

Alcool, cocaina, psicofarmaci e pastiglie blu, diventano quel pizzico di sale in più per vivere al massimo.

Questo chiaramente non è il luogo per i distinguo delle diverse reazioni che caratterizzano i diversi additivi ma ciò che risulta chiaro è che in momenti di crisi come quello attuale è la non contrazione dei mercati delle dipendenze a farla da padrone.

Con il termine mercati delle dipendenze  intendendo sia quelli delle dipendenze da sostanze ma anche quelli di dipendenze  senza sostanze (pensiamo solo per un attimo alla ricerca della dea bendata).

Potremmo dire con le  parole del Dott. Riccardo Gatti “ Ovunque e in qualunque momento, chiunque “consuma” qualcosa. Non c’è da stupirsi: da tempo, almeno nei Paesi occidentali, viviamo nell’era del consumismo. Tuttavia, parlando di droga e di sostanze di possibile abuso, farmaci compresi, ciò significa anche che viviamo nell’era dell’additività.

Come già sostenuto in altre occasioni credo che la questione sia complicata da districare e che abbia a che fare soprattutto con il senso di responsabilità individuale, più volte nel mio lavoro di consulenza su vissuti di dipendenza ho dovuto riformulare sia la tendenza al “terrorismo psicologico” che ho visto agire da famigliari e amici verso il consumo di sostanze sia la tendenza della  ricerca  di un rassicurante approccio del consumo consapevole.

Il tema centrale di questa situazione mi sembra maggiormente collegato alla ricattabilità dell’individuo.

Chi entra nel mercato dell’illecito ( ma anche in alcuni ambiti di quello lecito) per aumentare capacità che non gli sono proprie, diventa schiavo non delle sostanze ma del sistema del mercato delle dipendenze.

Illecito e “lecito di facciata”,  sono solo due categorie di mercato, che poggiano le loro strategie di potere e di arricchimento, sulle fragilità delle persone.

Un esempio di quanto sostengo può essere approfondito leggendo Suerte di Giulio Laurenti, un libro intervista ad Ilan Fernandez, narcotrafficante, che ha scelto di raccontare il dietro le quinte della sua esperienza di vita.

Detto tutto ciò a noi rimangono alcune domande da farci.

Fa differenza produrre caccia bombardieri o produrre trebbiatrici?

Alimentare il mercato della cocaina sfruttando il prodotto dei campesinos e non creare alternative produttive per la loro sopravvivenza e solo una questione di responsabilità individuale?

Scegliere il prodotto su cui investire rispettando le persone che lo producono e quelle che  ne usufruiscono  è una scelta impossibile ?

Vedere la cocaina con queste  lenti probabilmente potrebbe aiutarci a capire cose nuove e utili ad una nuova consapevolezza e a nuovi comportamenti di consumo.

Ivan Mario Cipressi

 

L’epoca delle passioni tristi: Miguel Benasayag, Gerard Schmit: ed Feltrinelli

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