Lug18

Dipendenze: "Droga, Governo e futuro: è possibile cambiare?"

Dipendenze:

Puntualmente anche quest’anno, il 26 giugno (giornata ONU contro le droghe), è andata in scena la “ballata dei numeri della droga”. Abbiamo- così-  saputo che in Italia ne sono state sequestrate 40 tonnellate nel 2011, che c’è stato un considerevole aumento della cocaina (+ 65%) e della cannabis di produzione autoctona. Ci hanno detto che la produzione di oppio in Afghanistan  ha raggiunto quasi seimila tonnellate, che i narcos messicani controllano il mercato mondiale della cocaina.

Ci è stato comunicato che nel mondo, nell’ultimo anno, 230 milioni di persone hanno usato droghe, di questi ben 25 milioni sono dipendenti da eroina o cocaina  e 200.000 sono stati i morti per droga.

Last but not least, ci è stato confermato (ma le comunità lo gridano da un paio d’anni…) il ritorno dell’eroina con previsioni nefaste circa i giovani che ne saranno dipendenti nel 2015.

In tutto questo “parlare di droga” l’unica voce mancante è stata quella del Governo! Il DPR 309/90 (che norma tutto quanto concerne la droga in Italia),  all’art.131, dice che entro il 30 giugno di ogni anno, il Governo deve riferire al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze e sulle strategie per arginarne la diffusione…

Non se ne è vista traccia e, come addetto ai lavori, la cosa mi preoccupa non poco; sia che la mancata diffusione significhi che non è stato redatto  sia che  esiste ma non è stato reso noto, in entrambi i casi mi viene da riflettere su alcune questioni. Sappiamo bene quale sia l’ amorevole attenzione del nostro governo per la salute del sistema bancario, quello che non riesco a comprendere è il tipo di interesse che lo stesso governo ha per la salute degli italiani, anche se l’azione di smantellamento del welfare e della sanità qualche risposta la fanno ipotizzare. Sicuramente molti obietteranno che una persona che usa droghe e ne diventa dipendente, in fondo “se l’è cercata”… vero ma come mai – nel 2012- così tante persone fanno una scelta di questo genere, ben sapendo a cosa vanno incontro?

Credo sia evidente a tutti la componente di auto-distruttività presente nel genere umano: le guerre continue, la costante distruzione delle risorse del pianeta, la ottusa cecità e sordità riguardo ai segnali d’allarme che vengono da menti illuminate, sono lì a dimostrarlo! Sono convinto che la tossicodipendenza si inserisca in questo filone di nichilismo dell’uomo e credo sia importante individuare e perseguire delle strategie per interrompere questo circolo vizioso e uscire da questa situazione negativa.

Secondo me la prima azione da intraprendere è quella di ridare una speranza di futuro alla società in genere e ai giovani in particolare. Leggendo i dati sulla disoccupazione giovanile in Italia, conoscendo il sistema clientelare che vige nel nostro paese, non è difficile capire perché i nostri ragazzi vedano fortemente ristretto il loro orizzonte futuro, ed è qui che bisogna incidere: creare modelli virtuosi di sviluppo, per il lavoro tenere nella giusta considerazione le capacità e le competenze e non l’aspetto fisico, il cognome o la sponsorizzazione di qualche potente. Oggi i modelli trainanti sono quelli dei furbetti, dei prevaricatori, dei raccomandati; obiettivamente non si fa molta strada basandosi su pilastri così fatui, occorrono impegno, responsabilità e capacità ma occorre anche che queste qualità vengano riconosciute!

Ecco allora che la politica deve tornare ad occuparsi del bene della società (non solo della finanza), e per farlo deve tornare a mettere l’uomo al centro dei suoi obiettivi.  La nostra classe politica è delegittimata da una condotta che vede i suoi privilegi intatti a fronte dei sacrifici richiesti agli italiani, potrebbe iniziare a ricrearsi una credibilità partendo proprio dalla creazione di politiche che mirino ad un miglioramento della qualità della vita, ad una maggiore equità sociale (cosa peraltro  annunciata dall’attuale Governo) e alle possibilità concrete di futuro per i giovani.

Questa attenzione all’uomo è fondamentale anche per la lotta alle dipendenze, oggi aumentano: non dipendiamo più solo da sostanze – vecchie, nuove, legali o illegali – ma da comportamenti e stili di vita.

Bisogna che sia chiaro l’obiettivo delle strategie: se si parla di liberalizzare le sostanze per fare la lotta ai narcotrafficanti, mi può andare bene, ma vorrei sentire dire contemporaneamente che si è consapevoli che l’uomo soffre e tolte le sostanze  troverebbe altro con cui rovinarsi. E dopo questa consapevolezza mi piacerebbe sentire  di azioni intraprese per il bene dell’uomo! Non dobbiamo dimenticare che alcool, tabacco e lotterie varie, fanno oggi molte più vittime delle droghe e sono in mano allo Stato…

Quindi è dallo Stato che deve partire il segnale forte dell’inversione di tendenza: più attenzione all’uomo e meno  alla finanza e ai profitti!

In questo modo noi comunità potremmo nuovamente tornare a lavorare con i nostri ospiti su progetti di vita futura basati su scelte di senso, senza sentirci –per questo- avulsi dal sistema quindi con maggiori probabilità di esiti positivi.

di Ramon Fresta

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