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Approfondimenti: "Miracolo"

Approfondimenti:

 

L’inatteso arriva. L’improbabile si fa certo.  Il miracolo avviene.

Quel figlio è lì, davanti a loro.

Chiede comprensione e perdono, perché si dichiara colpevole. È disposto a riparare secondo tutte le sue possibilità, presenti e future.

Testuale.  “Vorrei restituire e riparare fino all’ultima lira”. S’è dimenticato, nell’emozione, che da un pezzo è l’epoca dell’euro, ma il linguaggio da bambino è tornato fuori.

 

 

“Loro” sono i genitori. Lui marito s’è staccato e separato da lei moglie, da anni, per la troppa compiacenza, arrendevolezza, copertura di lei a vantaggio del figlio. Lui tace e rinuncia a dire “hai visto?, avevo ragione io”.

Lei moglie è tornata lì con lui perché ha la speranza, fatta ormai certezza che il figlio – nonostante lei – è cambiato. È cambiato, e nel suo cuore ferito, vorrebbe gridare “definitivamente, per sempre!”, ma si trattiene.

Infatti gli operatori, onnipresenti e vigili da mesi, continuano a chiedere ai genitori “prudenza!”.

Protagonista è il figlio, ormai sui 40 anni, che ora snocciola il suo programma di restituzione.

Ha urlato nei gruppi, ha  litigato con gli operatori, ha pensato di mollare mille volte e lo ha fatto per cinque, ritornando sempre là.

“La comunità mi ha cambiato, papà, ti assicuro che non sono quello di prima e mi è costato…”.

-  Lo vedo e lo sento, dice il papà.

“E tu, mamma, stai dietro al papà”.

-  Come faccio? sono da anni separata da lui.

I due genitori si guardano e il figlio li osserva, bocca socchiusa e in attesa.

Lungo silenzio.

“So che è tutta colpa e responsabilità mia, dice il figlio, vi ho divisi io”.

I genitori si guardano ancora, in silenzio, visibilmente presi in contropiede, schiacciati con forza nella loro solitudine. Ma di chi è, chi è sto figlio?

“So che tu, papà, non hai un’altra donna e, alla tua maniera, sei più fedele della mamma, che ha scelto me invece che te”.

La mamma sbianca, come un cadavere. Una sciabolata improvvisa e violenta, buttata là dal figlio come si addenta un pezzo di pane o si beve una sorsata dal bicchiere.

“So che tu, mamma, hai sofferto il doppio – per me e papà – e non ho parole per scusarmi, ma neanche tu hai un altro nella vita. E me…, me, devi mollarmi!”.

Silenzio sempre più imbarazzato e difficile. Tutti e tre in trappola.

E quegli stronzi di operatori non mettono dito. Non dicono verbo.

La madre ha la testa china. Il padre guarda il figlio perché non sa dove altro guardare ed è proprio là davanti.

Dopo circa tre interminabili minuti, il silenzio ormai insostenibile per il carico di emozione crescente, è sempre lui – il padre – il più focoso e drastico, il “fuori schema” a rompere il cerchio magico.

-  Sentite, quando usciamo a farci una pizza tutti e tre insieme?

Così finisce una storia e ne ricomincia un’altra.

Il miracolo è questo.

di Gigetto De Bortoli

 

Written by don Gigetto De Bortoli, Posted in approfondimenti, dipendenze

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don Gigetto De Bortoli

don Gigetto De Bortoli è il Direttore Responsabile del settimanale online Progetto Uomo per il Sociale

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