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Giustizia: Ancora una riflessione sul sovraffollamento carcerario

Giustizia: Ancora una riflessione sul sovraffollamento carcerario

 

Ancora una riflessione sul tema del sovraffollamento carcerario è indotta dalla lettura dell’intervento del Guardasigilli Paola Severino in occasione della inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2012.

Pare proprio che la maggior preoccupazione dell’attuale Governo riguardi la condizione delle nostre carceri. Una preoccupazione che è sempre stata ventilata, senza tuttavia una presa di posizione decisa. Tutte le buone intenzioni sono naufragate nel mare dell’inefficienza e della scarsa volontà politica, come ho avuto a ribadire ancora recentemente.

 

 

Pur non nutrendo eccessive aspettative devo sottolineare come tra le parole del Ministro ho scorto alcuni concetti che mi convincono e che mi sento di condividere al di la della loro effettiva realizzazione.

Permettetemi di evidenziare come il Ministro abbia correttamente segnalato che è difficile coniugare “le priorità di cura della persona e di rispetto della dignità umana con quelle, pur rilevanti, di sicurezza sociale”. E’ vero e mi piace che lo si ammetta senza essere troppo demagogici. Questa difficoltà la si riscontra quotidianamente nella realtà dei nostri istituti, laddove in nome della sicurezza sociale vengono ammassate troppe persone a cui non si riesce a garantire il rispetto della dignità.

Ma quello che convince ancor di più, nelle parole del Ministro, è la consapevolezza che questa situazione possa ascriversi alla netta prevalenza di reclusi in attesa del primo giudizio che, per riportare testualmente le parole del Guardasigilli, “non hanno ancora subito l’affievolimento della presunzione di innocenza che consegue alla condanna pronunciata all’esito del giudizio di primo grado”.

Il concetto di “presunzione di innocenza”, costituzionalmente sancito sembra essersi davvero perso in nome della “cautela” e della sicurezza. Il Ministro ritiene di dover prestare maggiore attenzione all’adozione della più grave delle misure cautelari previste dal nostro ordinamento, purtroppo dimentica le norme troppo recenti in tema di sicurezza che hanno fortemente vincolato i Magistrati, oltre alla crescente domanda di giustizia invocata dai cittadini, sui quali pesa il forte condizionamento determinato dai mass media.

E’ quindi giusto che il Governo sia chiamato ad individuare “un corretto equilibrio tra aspetto afflittivo ed aspetto rieducativo della pena, tra carattere umanitario del trattamento del condannato e tutela dei diritti dei cittadini alla sicurezza”, equilibrio che spesso viene stemperato dall’emotivo giustizialismo degli ultimi tempi.

E condivido, infine, i propositi in tema di depenalizzazione, di introduzione dell’istituto della messa alla prova anche per imputati maggiorenni, una opportunità che non vuole rappresentare un buonismo eccessivo, ma una forma di illuminato investimento sulle risorse sociali e sulle potenzialità dell’essere umano a modificare il proprio stile di vita attraverso percorsi educativi e di controllo, ben più efficaci dell’emarginate contesto carcerario.

Riflettiamo.

di Marco Cafiero

 

Posted in carcere e legalità

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