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Carcere: Riflettiamo sul sovraffollamento carcerario...

Carcere: Riflettiamo sul sovraffollamento carcerario...

 

Il dibattito sul problema del sovraffollamento carcerario rischia di diventare ridondante. Le troppo numerose voci che si affannano a trovare la ricetta, in realtà, non tengono in considerazione alcuni elementi fondamentali. Amnistia si, amnistia no, indulto parziale, aumento dell’accesso alle misure alternative, formule riparatorie di vario genere.

 

 

Il ministro della Giustizia, a mio avviso in totale buona fede, sta varando un provvedimento che risulterà inefficace. L’innalzamento della soglia di accesso alla detenzione domiciliare poco sposta dal momento che le misure alternative già esistono ed i presupposti sono gli stessi. Basti vedere che la “svuotacarceri” cui si vuol mettere mano ha inciso in misura modesta sull’emergenza carceri.

Gli elementi di cui non si tiene in debito conto sono: la legge sulla recidiva che blocca qualunque movimento dall’interno all’esterno del carcere, la legge sulla tossicodipendenza che riempie laddove si intende svuotare e dulcis in fundo la mancanza di fondi per strutturare percorsi educativi esterni al carcere perché, comunque, i soggetti che graziosamente potrebbero uscire in breve tempo possono fare ritorno se quello che li aspetta fuori è lo stesso contesto emarginante.

Ed ancora: la legge sull’ immigrazione che continua a mietere vittime che vanno ad incrementare il numero dei detenuti. Il minimo comune multiplo di tutto questo coacervo di problemi è la mancanza di una volontà politica di intendere la pena nel senso della educazione del detenuto a vivere in un contesto che poi, diciamolo chiaro, non è così espulsivo nei confronti di chi vuole impegnarsi a restarci dentro. Per cui bando agli alibi “ma la società non mi accetta”. La società ha altro a cui pensare, in questo momento storico, che non a valutare se accettare chi intende produrre beni e ricchezza prima di veder fallire miseramente il sistema economico.

In questo senso lo Stato potrebbe darsi da fare per trasformare il soggetto da escludere in uno da includere affinché, in armonia, diventi produttivo e non un carico sociale determinato dal costo che rappresenta il suo mantenimento in carcere.

Sapete perché invoco l’amnistia? Non per buonismo e neppure perché penso che risolva il problema delle carceri. Ma perché penso che almeno risolva quello dei nostri Magistrati che, tanto vituperati per alcuni atteggiamenti vagamente politici, in realtà ogni mattina affrontano disordinatamente decine di fascicoli inutili con la consapevolezza che certe loro sentenze non produrranno altro che carta, basti pensare ai procedimenti ancora in piedi ed antecedenti all’indulto. Almeno con un’amnistia potranno permettersi di decidere situazioni più meritevoli.

Riflettiamo insieme.

di Marco Cafiero

 

Written by Marco Cafiero, Posted in carcere e legalità

About the Author

Marco Cafiero

Responsabile del Settore Legale della Comunità Terapeutica e consulente legale e scientifico-criminologico presso il Centro di Solidarietà di Genova.
Coordinatore della Rete tematica carcere e legalità della FICT

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