Gen17

I care: "Una lettera a me stesso"

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Carissimo Don Mimmo,

ti chiedo, per un attimo, di svestirti dai tuoi abiti da prete e di riprendere quelli della tua gioventù. Lo so che sei ancora giovane, ma vorrei chiederti: sei mai stato un giovane di quelli che tu e la tua Chiesa definite “lontano”? Hai mai provato la stanchezza e l’insopportabilità delle parole “consumate”, e, anche se “sante”, piene di vuoto, perché non riescono più a darmi dei significati?

Era bello quando, da bambino,  ero fiero di indossare la veste di chierichetto, e di sentirmi cercato dal mio vecchio parroco;  in lui trovavo tutte quelle qualità che spesso non trovavo in mio padre, e mi sentivo voluto bene, mi sentivo importante per qualcuno.

Non ero solo, eravamo tantissimi ragazzi e spesso si litigava pur di stare all’altare accanto al parroco.

Poi, a poco a poco, qualcosa è cambiato.

Io sono cambiato.

Fuori dall’altare c’erano tante cose, tanti altri ragazzi, tante altre idee diverse.

Improvvisamente, mi sentivo come soffocare dai tanti “devi” che mi impegnavano a scegliere pur di apparire un bravo ragazzo.

Oggi sorrido al pensiero della paura e della vergogna che mi attanagliava quando, puntualmente, affrontavo il confessionale. Mi sentivo proprio un gran peccatore all’epoca!

Com’era semplice e prevedibile la vita! Allora, seppur ragazzo, sapevo distinguere il bene dal

male, il giusto dall’ingiusto …. I buoni dai cattivi, i ricchi dai poveri, i fedeli dagli infedeli, i lontani dai vicini …. Oggi invece non è più così facile!

E, come me, in tanti, hanno vissuto la stessa esperienza: del resto tu ne sai qualcosa, se è vero che nella tua comunità su 30 giovani tossicodipendenti, 25 fino a 15 anni hanno fatto i “chierichetti”.

Che significa tutto questo?

Forse che siamo stati accanto a voi, preti e suore, senza davvero incontrarci, proprio quando ne avevamo più bisogno? Quando il gioco doveva cambiare e a seguirvi non riuscivamo più ad essere noi, perché invece di venire a cercarci ci aveva sostituiti? Erano così terribili le nostre provocazioni, i nostri perché da miscredenti, i nostri silenzi? Dovevamo essere per forza come dicevate voi? Sai, don Mimmo, non c’è cosa peggiore che sentirsi giudicati e “ingabbiati”. Forse sono duro a dirti queste cose, ma è con il cuore che ti sto parlando. Non voglio essere per la tua Chiesa un “problema”, solo perché magari in Chiesa non ci vengo più. Se sono i numeri che volete, beh, allora, a questa missione io non ci sto. Se mi vuoi davvero “vicino”, entra tu questa volta nel mio mondo, nella mia strada, nella mia piazzetta. E non aver paura, non sono dei luoghi di così tale perdizione come qualcuno della tua Chiesa continua a predicare dall’altare. Anche se nel tuo cuore sai cos’è giusto e ciò che è sbagliato, prova per una volta a non giudicarmi ed ad ascoltarmi soltanto, con la testa e con il cuore, a vivere semplicemente con me senza il bisogno di portarmi da nessuna parte. Quando ci si confronta con gli altri non è ammissibile l’intolleranza e neppure l’imposizione, così come la smania dell’inquadramento, anche a fin di bene. Cerca di capire, siamo circondati da persone che si avvicinano a noi solo per questo! Tu, almeno, sii diverso, perché al tuo Dio non interessa la mia casacca, ma il mio nome e per Lui non sono un numero, ma un volto...

Unico e libero. Se davvero tu saprai metterti accanto a me e non davanti a me, se saprai ascoltarmi senza volermi dare ad ogni costo delle risposte, forse ti accorgerai che ho davvero bisogno del tuo aiuto e ti accorgerai che anche tu hai bisogno di me. Allora, ti ascolterò anch’io, e il tuo parlare di sicuro sarà diverso, sarà un po’ più mio e non solo tuo ….. Ma, se ti scrivo queste cose, è per dirti che a me non sta bene sentirmi definito “lontano” o, com’è facile pensare, non mi sta bene vivere senza Dio.

Io ho bisogno di Dio, come te, del resto: forse lo sto cercando su strade sbagliate, ma lo sto cercando!

Io ho bisogno di sentirmi “buono” e in pace con me stesso e con gli altri, così come ti senti tu dietro quell’altare o quando stai in mezzo ai tuoi ragazzi e ti senti utile per loro, come quando ti senti cercato perché hai qualcosa di importante da dare.

Ci pensi don Mimmo? Anche i tuoi ragazzi sono considerati dei “lontani”. Rispondimi, prete, chi è vicino e chi è lontano? Forse siamo tutti lontani e, forse, è proprio questo che ci potrà avvicinare.

di Don Mimmo Battaglia - Presidente FICT

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