Nov30

AIDS: Convegno Centro Trentino: "L'etica nella cura di persone con HIV- AIDS"

1 Dicembre - Giornata mondiale per la lotta all'HIV-AIDS

AIDS: Convegno Centro Trentino:

Casa Lamar il 25 novembre ha celebrato in anticipo la Giornata Mondiale per la lotta all’HIV-AIDS, con una giornata formativa sull’Etica nella cura. Volutamente non è stata rispettata la data precisa perché oggi il rischio è quello dell’oblio, della dimenticanza e di ricordarsi del problema solo durante la giornata di celebrazione. Oggi della questione AIDS se ne parla sempre meno, addirittura si pensa di non rinnovare i fondi per la cura di questa malattia, e questo rappresenta un forte segno della tendenza al disinteresse.

Si è scelto il tema dell’etica perché in un periodo di crisi economica come quello attuale, che ha colpito anche il sistema sanitario, l’etica è diventata un’optional. In un periodo di contrazione di risorse si è tralasciata quella qualità che consiste, non nella valutazione statistica dei risultati o del sistema, bensì nel come verrà conservata quella vita salvata. Eppure la qualità umana di una società dovrebbe essere misurata a partire dalla qualità della vita dei più deboli tra i suoi membri.

“Curare” non significa semplicemente soddisfare i bisogni solo con l’erogazione di prestazioni sanitarie ma è necessario un continuo interscambio tra sanitario e sociale, perché quando la cura sanitaria si unisce a tante altre cure, produce un prendersi cura che lenisce i dolori dell’anima. “La medicina oggi fa fatica a pensare solo o prevalentemente in termini di cura intesa come prendersi cura perché è tutta proiettata sulla soluzione, sulla guarigione e quindi sull’onnipotenza” – ha affermato lo psicoterapeuta dott. Valerio Costa, nel suo intervento sull’Etica della cura nel lavoro socio-sanitario – “Non esistono malattie ma malati, e fare diagnosi vuol dire comprendere la situazione globale della persona che ovviamente tiene conto della situazione medica, ma anche della situazione da un punto di vista sociale, dell’organizzazione psicologica individuale e della psicodinamica della vita familiare”. “Questo è difficile nel tempo della tecnica anche sanitaria che non contempla il malato come persona, ma come organismo composto da una serie di organi.
“Il grande passo che si sta facendo in campo della medicina – ha ribadito dott. Claudio Paternoster, coordinatore del Reparto di malattie infettive dell’ospedale S. Chiara di Trento – è senza dubbio l’acquisizione di una maggiore coscienza da parte del medico del fatto che i test e gli atti terapeutici strettamente tecnici sono interventi senza senso se non si collocano nell’ambito di una presa in carico integrale del paziente. È difficile annunciare una sieropositività a un paziente, soprattutto se una donna e ancora di più se è incinta. Occorre dedicarvi tempo e forse molto coraggio, e soprattutto molta comprensione – ha continuato l’infettivologo trentino riportando la propria esperienza sul campo.
Michele Poli, presidente della LILA, Lega italiana lotta all’Aids, come rappresentante dei pazienti ha ricordato che per le persone con HIV “cura” vuol dire relazione, sentirsi seguiti da operatori socio-sanitari che hanno presente la loro storia e la loro persona nella propria interezza. Per un paziente l’etica nel rapporto con il medico è presente quando si è considerati, accolti, compresi e si interagisce, dunque, come “persone”, pur nel rispetto dei ruoli.
Dopo il pranzo preparato dagli operatori e ospiti della casa, che hanno creato un clima accogliente e piacevole, il pomeriggio è proseguito con gli workshop: i quaranta partecipanti, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, operatori socio-sanitari e volontari, provenienti anche dal Veneto, divisi in quattro gruppi hanno sperimentato il “lavorare insieme”nell’analisi di alcuni casi multiproblematici.
Il lavorare insieme porta a prendere la decisione migliore. Ma il nostro è un lavorare in continua insicurezza e il dubbio etico è sempre presente. È un lavoro dove si cerca e si ricerca continuamente, anche per tentativi ed errori, la strada migliore per dare sollievo e accompagnamento. Ciò implica un continuo lavoro culturale, sia all’interno dell’equipe di cura che nei confronti dell’utenza e del territorio.
Si ritorna inevitabilmente, alla relazione che è la sostanza professionale e umana del lavoro di cura che non può essere altro che responsabilità dell’altro, in quanto è opera di una persona che si rapporta a un’altra persona.
La giornata è proseguita con una cena offerta dalla casa alla cittadinanza, a cui hanno partecipato i volontari, i giovani scout che fanno servizio presso la casa alloggio, parenti e amici della casa. La serata si è conclusa con la premiazione del concorso fotografico “Prendiamoci cura”, organizzato in collaborazione con la Circoscrizione di Gardolo del Comune di Trento.

di Antonio Simula - Centro "Ricerca & Studio", Centro Trentino di Solidarietà onlus

Posted in approfondimenti, prevenzione

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