Nov16

Dipendenze: Il coraggio dell'incertezza

fonte: www.droga.net

Dipendenze: Il coraggio dell'incertezza

Alle soglia delle dimissioni di Berlusconi il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) e Forum Droghe hanno lanciato un appello intitolato "Giovanardi addio! (e anche Serpelloni)". Il primo, in qualità di sottosegretario con la delega sulla droga e il secondo come direttore del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga hanno gestito, secondo i promotori dell'appello; "un'esperienza catastrofica" e, così si chiede “una discontinuità di contenuti, di stile, di cultura” (Fonte Vita).

Il Dipartimento Nazionale ha già riposto : «Siamo di fronte a un attacco inconsistente e falso, di semplice sciaccallaggio mediatico». Il MODAVI (Movimento delle associazioni di volontariato italiano),lo ha sostenuto affermando “va salvaguardato l'approccio della tolleranza zero nei confronti della droga senza il quale la riduzione del danno rappresenta soltanto un inutile e dannoso palliativo”(Fonte Vita).

Suppongo che, con l’avvento di un nuovo Governo, l’Onorevole Giovanardi e, poi, anche il Dott. Serpelloni, probabilmente, lasceranno l’attuale incarico e, oggi, mi sembra prematuro prevedere anche quale sarà il destino del Dipartimento Nazionale Antidroga. Ma non è di questo che voglio parlare quanto, piuttosto, del fatto che, leggendo queste notizie ho avuto la sensazione netta di un tuffo nel passato.

Non è un passato così remoto, come potrebbe sembrare: a volte la percezione del tempo fa brutti scherzi. La legge Fini Giovanardi è del 2006. Già nel 2007 con il Centro Sinistra al Governo il Ministro Ferrero annunciava "Se non si arriva alla Conferenza Nazionale nel rispetto del programma, il Ministro lo farà qualcun altro". Il programma dell’Unione diceva, infatti, “Il decreto legge del governo (la legge Fini -Giovanardi N.d.A.) sulle tossicodipendenze deve essere abrogato". L’unica cosa che si abrogò, per dare un “segno di discontinuità” fu invece il Dipartimento della Presidenza del Consiglio: agonizzò in una gestione liquidatoria sino alla sua ricostituzione con il nuovo Governo Berlusconi.

Siamo nel 2011. Sono passati solo pochi anni da quegli eventi ma, se ci pensiamo, bene moltissime cose sono cambiate. Il mondo non è più lo stesso. Il nostro Paese è (stato) sprofondato nei meandri più scuri di una crisi economica che è, prima di tutto, la crisi di modelli sociali che non reggono più. Anche il significato della droga, la sua diffusione ed anche il modo di consumarla non sono quelli di cinque anni fa. La sensazione del tuffo nel passato, perciò, mi preoccupa perché mi rappresenta con vivida evidenza emotiva che, anche in tema di droga, il nostro Paese è fermo in un mondo che cambia molto velocemente.

In questo ambito più che una “discontinuità” politica servirebbe, ormai, quasi una rivoluzione che ci allontani da paradigmi e dogmi che, originati nel secolo scorso, in un mondo veramente differente dall’attuale, hanno continuato a condizionarci “come se” nulla fosse cambiato. Fino ad oggi, tuttavia, abbiamo vissuto di una deludente staticità, più o meno mascherata. Forse ciò che è mancato è un coraggio dell’incertezza che non poteva avere spazio in una concezione bipolare e molto “televisiva” delle idee, dove tutto deve essere o bianco o nero e lo schieramento diventa obbligatorio. Se lo avessimo avuto ci saremmo accorti che gli stessi concetti cardine delle contrapposizioni storiche di settore, quali ad esempio la “tolleranza zero” o la “riduzione del danno”, erano ormai datati  ma avremmo anche compreso come, parlando di droga, altri concetti fondamentali quali “curare”, “educare”, “prevenire”, “riabilitare” avevano bisogno di essere ri-pensati all’interno di una società diversa da quella in cui erano nati.

Il coraggio dell’incertezza oggi ci può aiutare anche a comprendere che la volontà di semplificare problemi complessi, così come è stato fatto da chi, da destra o da sinistra, ha costruito le politiche di intervento in questo settore,  è stata la caratteristica di un’era che ci ha portato sull’orlo di un baratro: i castelli di carta possono essere anche molto belli ma non sono abitabili e, prima o poi, crollano.

Riusciremo a recuperare una concretezza adeguata ai tempi? Si tratta di uno sforzo non delegabile. Ciascuno di noi dovrà farlo per riuscire nuovamente a pensare ad un futuro migliore del passato. Questa è la vera “discontinuità” che dobbiamo perseguire. Prevenzione, processi educativi, terapia e riabilitazione hanno necessariamente bisogno della prospettiva di un futuro migliore, altrimenti non hanno ragione di esistere.

di Riccardo C. Gatti

fonte: www.droga.net

 

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