Ott11

I care: "Anch’io sono indignato…"

I care:

 

Anch’io sono indignato e penso che l’indignazione debba trovare fiato, urla , parole. Non può restare chiusa segregata nei nostri discorsi da salotto, nei nostri diari personali. L’indignazione per essere fruttuosa deve essere condivisa, si deve trasformare in azione collettiva. Luciano Violante scrive, nel suo ultimo libro, “maledetti i gregari che sono la feccia del mondo. Sono i gregari che partoriscono i dittatori”.

Trovo molto vere queste parole e sento che l’Italia si è trasformata in una repubblica di gregari.

 

 

Ma andiamo per tappe: cos’è che mi indigna, cosa voglio condividere di questa mia indignazione?

Mi indigna che, in un’epoca di crisi economica mondiale, la possibilità di uscirne ricada sulle spalle dei giovani, sempre più precari, sempre più instabili, con sempre meno possibilità di intravedere un futuro.

Mi indigna il fatto che qualcuno stia rubando il futuro ai giovani in nome di una sopravvivenza benestante che dà il senso di una cecità devastante.

Mi indigno perché a pagare è lo stato sociale, sempre meno servizi, sempre meno attenzione ai bisogni dei fragili, sempre più pressante la richiesta al volontariato di dare i servizi che uno Stato dovrebbe fornire agli elementi più deboli della sua popolazione.

Mi indigna la volgarità che nasce dallo scarso rispetto dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna.

Mi indigna una politica che usa un gergo da carrettiere facendo passare questo gergo maledetto come battute di spirito e chi non la comprende, chi si scandalizza e chi si indigna è uno sciocco puritano e moralista.

Mi indigna che la parola “morale” sia divenuta un tabù, un’ offesa impronunciabile, un sinonimo di arretratezza e inadeguatezza.

Mi indigna che mentre i tagli economici sulla popolazione priva di potere avvengono immediatamente, i tagli alla spesa politica siano sempre differiti ad una prossima legislatura. È “vita mea mors tua”.

Mi indigna l’evasione fiscale, il peccato dei nostri giorni in cui uomini ricchi rubano due volte, attraverso cui vecchi epuloni privano lo stato della possibilità di dare servizi e riconoscere diritti.

Mi indigna che si dicano cattolici gente che non pratica la regola d’oro che sta alle basi di tutte le religioni “ fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.

Mi indigna che esportiamo la democrazia attraverso la guerra aumentando le nostre spese militari e per farlo togliamo fondi alla scuola ed alla sanità.

Mi indigna soprattutto il messaggio di diseducazione veicolato dalla politica e dai mass media che vuole che l’altro, chiunque sia, abbia valore solo come possibile sgabello per il mio innalzamento.

Mi piace la parola indignazione e mi piace che giovani spagnoli, greci, israeliani, inglesi, statunitensi, italiani l’abbiano fatta diventare una bandiera sotto cui combattere.

Si,i giovani sono indignati; ma noi che giovani non siamo più perché non riusciamo a sostenere la loro battaglia, perché non c’è una rivolta dei giusti, per evocare un termine caro ai cristiani? Perché? Qual è il tappo che blocca l’esplosione di una rivolta? Perché da noi i giusti sono combattuti come fossero i veri nemici, perché la giustizia viene sbeffeggiata ogni giorno, perché l’arroganza viene venerata? Perché l’ignoranza diventa sapienziale? Cosa ci è successo? Perché il massimo dell’estetica è diventato il lato B delle donne? Cosa abbiamo da perdere che non abbiamo già perso se cerchiamo di cambiare tutto questo?

Sac. Mimmo Battaglia - Presidente FICT

 

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