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La vera dipendenza da computer

La vera dipendenza da computer

 I giochi al computer furono tra i primi a creare businnes per le case produttrici di giochi virtuali. Forzarono la mano alla tecnologia hardware, e questa alimentò di rimando i software. Tacere i nomi è di rigore, pensiamo solo alle prime console e al punto d’arrivo con i recentissimi tablet, di tutte le dimensioni e prezzi.
Pochi si rendono conto che questa è la vera dipendenza da computer. Tenacissima e difficile da smantellare. In inglese si chiama computer addiction, due termini secchi e senza alcuno sconto.

La dipendenza dalla macchina per eccellenza.
Essa comprende:
- qualsiasi gioco “virtuale” in genere;
- i “giochi di ruolo” nello specifico. 
Bisogna comunque intendersi sulle differenze.
Altro è l’aspirante pilota che si mette davanti a un simulatore di volo e deve apprendere tutte le abilità professionali necessarie alla navigazione aerea (militare o civile che sia), altro è colui che su un gioco si mette al comando di un’astronave per dirigere tutte le azioni di guerra. Se è un ragazzo, in un battibaleno si identifica con il comandante in capo e va …oltre i propri limiti.
Molti autori ed educatori sensibili al rischio violenza, spesso collegata a questi giochi, hanno enfatizzato il pericolo che ruoli violenti, risse e guerre, logiche di furbizia e di abilità con esiti mortali, contaminassero bambini e ragazzi spingendoli all’imitazione.
In verità questi pericoli sono ben inferiori a quelli collegati alla dipendenza dai giochi e quindi dal computer in se stesso, che ne è il mezzo e l’alimento.
In genere i meccanismi psichici che tale dipendenza mette in moto e poi rende stabili sono:
- alienazione, unita a disturbi dell’attenzione verso altre attività;
- tentazione continua a tornare sul gioco e piacere corrispondente;
- onnipotenza in caso di dominio vincente, depressione in caso di sconfitta in ruolo perdente;
- regressione al piacere ipnotico che cattura la fantasia e la rende bambina, con paradossali proiezioni che alterano e interpretano la vita reale;
- isolamento sociale;
- difficoltà di apprendimento e continuità nella resa scolastica;
- passività stabile davanti al mezzo e illusoria percezione di libertà nel gioco.
A questo punto che si fa?
La mamma di miei due pronipoti, spalleggiata in pieno dal marito, in merito all’uso del computer e a ogni tipo di gioco ha deciso questo programma (anche la zia si è adeguata, mentre i nonni non hanno computer). Opinabile e variabile, sia chiaro, ma questo è.
Si gioca e si usa il computer soltanto nel periodo del tempo libero (parte di quel tempo comunque) e sempre sotto gli occhi di qualcuno.
Censura previa per ogni nuovo acquisto e giochi sotto controllo (attenzione speciale a quelli prestati).
Il computer da scuola si usa a scuola.
Nessun accesso al computer o alla televisione dopo le nove di sera.
Chiavi e chiavette, allacciamenti internet, neppure parlarne.
Ogni violazione è regolamentata con esperienza di chiusura e sequestro del computer.
Durata delle norme? Finché sono maggiorenni o se si pagano i giochi e allacciamenti, ma sempre sotto controllo e verifica.
Ottima prevenzione questa, perché uscire dalla dipendenza da computer non è facile.
La cosa che più m’ha fatto star bene è proprio bella: non si sono rivolti allo zio sapientone e giornalista. Decisioni prese del tutto in proprio! Grazie alla durezza e saggezza della vita quotidiana che deve proporsi e imporsi pure alle più moderne diavolerie tecnologiche.
Questa è vita vera, dove i ruoli sono veri e non “verisimili”, cioè falsi.

Gigetto De Bortoli

Written by don Gigetto De Bortoli, Posted in approfondimenti, dipendenze

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don Gigetto De Bortoli

don Gigetto De Bortoli è il Direttore Responsabile del settimanale online Progetto Uomo per il Sociale

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