Dic09

L'AIDS nel 2011

Un problema dimenticato?

L'AIDS nel 2011

1 dicembre 2010: la Giornata Mondiale dell’AIDS, istituita nel 1988 dall’OMS, è passata nella relativa indifferenza dei media, almeno in confronto con la febbrile ipercomunicazione degli anni ’80 e ’90. Ma qual è ad oggi la realtà dell’epidemia?
Il problema globale è ancora ben lontano dalla sua soluzione. Nel mondo, i portatori del contagio superano i 30 milioni, e due milioni sono i morti ogni anno; ma si tratta di approssimazioni per difetto, data la difficoltà di censire con esattezza popolazioni spesso arretrate.

Più volte, gli aiuti promessi e pubblicizzati nelle massime sedi internazionali non sono poi stati erogati. Ma resta l’impegno di molti enti privati, come la Fondazione “Bill e Melinda Gates” del fortunato fondatore di Microsoft, per i progetti nei Paesi in via di sviluppo. E resta, al di sopra di tutto, l’impegno eroico di numerose ONG in prima linea. In alcuni casi, come in Uganda o in Mozambico, dei programmi sanitari efficienti hanno già conseguito progressi sostanziali contro la diffusione del virus.

E A CASA NOSTRA?

La percezione del fenomeno da parte del grande pubblico è ancora largamente inadeguata, malgrado le campagne di informazione/prevenzione; che tuttavia un certo livello di efficacia lo hanno dimostrato. E allora, ecco i dati: in Italia circa 150.000 persone sono portatrici dell’HIV, e di queste 20.000 sono in sindrome. Ogni anno, nonostante che le nuove terapie abbiano ridotto la mortalità dell’80%, si contano 2000 decessi (40.000 dall’inizio) e più di 3.000 nuovi contagi. Questo significa che fra stamattina e domani altre 10 persone avranno contratto il virus. Troppe.
Un altro Paese simile al nostro, la Francia, presenta dati appena superiori; mentre la maggior parte delle Nazioni europee ha statistiche più contenute.
In prospettiva, a medio termine attendiamo i risultati della sperimentazione del vaccino sull’uomo. E nuovi farmaci, che permetteranno di curare la malattia pur senza riuscire ad eradicarla; rendendola qualcosa di paragonabile al diabete, che di fatto non può esser guarito, ma che viene contenuto con opportune terapie quotidiane, senza fine.

In parallelo all’evoluzione specificamente medica, e dopo trent’anni di dibattiti, qualcosa è cambiato ed ulteriormente dovrà cambiare anche nel nostro vissuto della Sindrome. Questa, agli esordi, è stata bollata come “La malattia dei drogati e degli omosessuali”: il terrore suscitato dalla “Peste del XX secolo” aveva innescato un’irrazionale meccanismo di rimozione collettiva, proiettando il pericolo su una categoria “altra”. E chi è più “altro” di tossici e gay, in una visione conformista e borghese? Gli stessi meccanismi difensivi che oggi inducono la maggioranza silenziosa ad ignorare il fenomeno, allora portavano a pensare “tanto a me non succedera mai perchè io sono normale, non sono come LORO”; omologando arbitrariamente due comportamenti del tutto eterogenei come l’abuso di sostanze e la sessualità diversa. Obiettivamente, è vero che il veicolo dei primissimi contagi erano le siringhe scambiate fra gli eroinomani ed i rapporti non protetti, fra omosessuali. Ma è soprattutto vero che l’epidemiologia si è trasformata nel corso degli anni: ridotta a livelli minimi la trasmissione da siringa, il sesso resta il grande incriminato. E, al 75%, in modalità eterosessuale (che non arrivava al 15% nel 2000).
 
CHE FARE?

Consideriamo il dibattito collettivo dei decenni trascorsi come l’equivalente di una elaborazione profonda del problema, nel bene e nel male. Ora, lo stigma sociale che ha perseguitato malati e sieropositivi in quanto attori di comportamenti devianti non è esattamente una testimonianza di civiltà; e dovrebbe perdere consistenza dal momento che l’eziologia è ormai riferibile a condotte generalmente accettate quali ortodosse, come l’eterosessualità. Pur avendo tuttora a che fare con le complesse pulsioni legate all’ambito del sesso, per la società arriva il momento di riassorbire nella normalità i portatori delle malattie da emarginati, offrendo loro sollecitudine invece del medievale marchio d’infamia. E per essi è tempo di reclamare con chiarezza il rispetto e l’integrazione, al posto di una segretezza vergognosa. Questo non collide in nessun modo con il loro diritto alla privacy, diritto d’altronde condiviso da ogni cittadino responsabile, sia esso sano o malato.
Da un punto di vista pragmatico, è anche evidente quanto la gestibilità e la prevenzione dell’AIDS sarebbero avvantaggiate da questa nuova immagine del sieropositivo. Un esempio fra gli altri: attualmente, più di un terzo dei portatori del virus non sa di esserlo perchè non ha fatto il basilare Test HIV, con tutti i rischi che comporta quest’omessa diagnosi; in una nuova ottica, esente da intolleranze discriminatorie, ciò accadrebbe in un numero di casi ben minore.  
Una simile rivoluzione copernicana non sarà certo cosa di un giorno. Ma è l’unica strada.

E ANCORA, IN PRATICA?

L’evidenza dei fatti dimostra che le medesime vie di contagio sono comuni a più germi: l’ago dell’eroinomane, per l’HIV e l’epatite virale C; ed oggi soprattutto il sesso non protetto, per più di 10 differenti infezioni: le MST, Malattie Sessualmente Trasmesse, come le chiama lo specialista.
Questo rende necessaria una radicale revisione delle attuali strategie di informazione “sull’AIDS” destinate al pubblico in generale, ed ai giovani in particolare. Il messaggio obsoleto “SE FAI SESSO A RISCHIO TI PRENDI L’AIDS” sarebbe opportunamente sostituito con “SE HAI RAPPORTI NON PROTETTI TI ESPONI A UNA DECINA DI CONTAGI” differenti, fra cui certamente anche l’HIV, che però non è nè il più diffuso nè il più letale: le epatiti (B + C), senza essere necessariamente mortali, causano 20.000 decessi/anno contro i 2.000 dell’AIDS, data la loro diffusione molto maggiore. Il Papilloma virus provoca il carcinoma dell’utero, seconda causa di morte per le donne dopo quello del seno. La Chlamidia conduce a sterilità irreversibile nel 20% dei casi. L’herpes è incurabile, recidivante ed estremamente doloroso, oltrechè assai diffuso. E l’arcaica sifilide sta tornando alla ribalta.

Esplorando questi orizzonti di morte, sofferenze e danni personali e sociali troviamo almeno un saldo punto di riferimento nel Test HIV, che può essere ottenuto da chiunque gratis, in forma anonima e senz’alcuna burocrazia: fra le mille inefficienze della sanità italiana, è un modello da imitare. Appunto: proponiamo di sostituirlo con un panel di tests almeno per le maggiori infezioni sessuali, da effettuarsi con le stesse facilità e con
un unico, semplice prelievo di sangue. Non ci sfugge che ex ante il costo per le ASL sarebbe superiore; ma il risparmio in termini di morbilità, mortalità e relativi problemi per la collettività, oltrechè in termini economici per le cure ex post, saranno incommensurabili.

LE M. S. T. : AIDS, Epatiti, Sifilide, Papilloma Virus, Chlamidia, Gonorrea, Tricomonas, Ulcera venerea,Herpes
Granuloma.

di Andrea Castiglione Humani

*In occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, che viene celebrata il 1° dicembre, l'Istituto Progetto Uomo mette a disposizione uno strumento didattico multimediale realizzato dal Prof. Andrea Castiglione Humani.
Chiunque fosse interessato può richiedere una copia gratuita (ad esclusione delle spese postali) alla Segreteria
Dott.ssa Simona Ricci - E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  

Written by Andrea Castiglione Humani, Posted in approfondimenti, prevenzione, formazione

About the Author

Andrea Castiglione Humani

Docente di Scienze biomediche, presso l’Istituto Superiore Universitario di Scienze Psicopedagogiche e Sociali “Progetto Uomo” (IPU),  Affiliato alla Università Pontificia  Salesiana.

Commenti (12)

  • Manuela
    Manuela
    23 Gennaio 2011 at 23:16 |

    L'aids è una sindrome con la quale si può convivere oggi grazie ai farmaci, sopravvivere si può, quello che invece non si riesce a debellare è lo stigma, secondo cui esistono dei "colpevoli", peccatori che meritano di morire per il loro comportamento ed altri, vittime innocenti che invece meritano di sopravvivere.
    Questa approccio è completamente inutile nonché dannoso e sbagliato.
    Siamo tutti vittime indipendentemente da come uno ci si infetta.
    Spesso neri e gay subiscono tale stigma, venendo licenziati se i datori di lavoro scoprono la loro condizione, costringendo le vittime dal mobbing a situazioni ancora più pericolose come silenzio e chiusura in se stessi, malattia mentale, suicidio, porre termine alle cure, ricerca di partner occasionali e rapporti a rischio con chiunque.
    Ultima ma non meno importante è il divenire vittima di omofobia e razzismo da parte di esaltati "criminali".
    L'aids non da alcun rischio nei rapporti sociali è anzi molto meno infettivo di epatite o di sifilide ma viene usato per additare una colpa.
    Avere l'aids non è una colpa in nessun caso, nessuno merita una discriminazione perchè appartiene ad una categoria; sarebbe come dire, tutti i rom hanno i pidocchi, tutti gli ebrei sono malati, tutte le donne sono deboli.
    Si rischia di discriminare persone arrivando ad una silenziosa eliminazione della grande diversità di popoli presenti nel mondo né più e né meno di quello che ha fatto Hitler nei lager nazisti.
    Ciò è profondamente sbagliato, nonché amorale e senza senso.
    Non esistono categorie a rischio, siamo tutti a rischio se non teniamo conto dei nostri comportamenti.

  • Ludovica
    Ludovica
    23 Gennaio 2011 at 15:23 |

    ...allontanare da noi un problema,e vivere come se non ci riguardi..non aiuta di certo a sconfiggerlo!!!
    non dobbiamo aspettare che questo ci riguardi in prima persona..ma dobbiamo cercare di non far più accadere questo nella società!!!!
    e questo attraverso la "prevenzione"!
    Non dobbiamo considerare questa realtà come "discorso imbarazzante", ma parlarne ed essere sempre più a conoscienza dei rischi di queste maattie,per essere sempre più pronti a prevenirle!
    Oggi un terzo della popolazione è portatrice del virus e non sa di esserlo!!!!
    Tutto ciò dovrebbe partire,dai genitori,dai professori a scuola..ma soprattutto dalla società stessa!ci vuole più sensibilizzazione.
    Prevenire per sconfiggere!

  • antonella
    antonella
    22 Gennaio 2011 at 23:34 |

    Credo sia essenziale nell'educare non sottovalutare temi importanti, avvolte accantonati per la sola paura o per ignoranza.Bisognerebbe dare vere e proprie lezioni su temi pericolosi ma esistenti; sul contagio di malattie trasmesse sessualmente, sulla modalità di contagio,sullo sviluppo della malattie e su come queste si possano possano prevenire.Due sono le grandi istituzioni che in questo possono aiutare:la scuola e la famiglia.
    I giovani hanno bisogno di informazioni precise al riguardo.Questo darà anche modo ad ogniuno di noi, di essere in grado di prendersi le proprie responsabilità.
    é attraverso le informazioni e la divulgazione di queste che le nuove generazioni possono "abbassare i rischi" e sempre attraverso queste si possono screditare le varie credenze e avere la possibilità di vivere una vita migliore.

  • Carlo Possanza
    Carlo Possanza
    22 Gennaio 2011 at 16:49 |

    La cosa che più mi ha colpito dell'articolo è stata la relazione con la disabilità, che io ho trovato nel " che fare" dello scritto, e tutto il lavoro di cambiamento culturale che L'educatore si trova ad agire nel momento in cui, con il proprio lavoro cerca di far passare l'idea che la persona con disabilità, lungi dall'esserlo per una punizione divina per tutta una serie di comportamenti o una particolare condotta di vita, lungi altresì dall'essere un povero infelice, un peso per la comunità, nella quale può ambire all'unico ruolo di destinatario di un intervento di assistenza (in breve lo stigma) ma sia invece una persona, che come le altre, ambisca all'integrazione e debba essere integrato e accolto, come qualsiasi altro, nella società; uno sforzo insomma di avvicinamento alla condizione della "maggioranza", che nel caso dell'AIDS e delle altre malattie sessualmente trasmissibili, contribuirebbe notevolmente a quel processo di accettazione di chi ha contratto il virus e quindi di consapevolezza del rischio a cui si è tutti esposti e che potrebbe rappresentare il salto di qualità nella prevenzione attraverso la diffusione degli esami (così come proposto nell’articolo), mentre nel caso della disabilità porta all’accettazione e alla consapevolezza della Persona con disabilità come portatore di diritti e di doveri, sogni,bisogni e aspirazioni come qualsiasi altro .

  • Manuela
    Manuela
    21 Gennaio 2011 at 20:48 |

    L'aids è una sindrome con la quale si può convivere oggi grazie ai farmaci.
    Sopravvivere si può, quello che invece non si riesce a debellare è lo stigma, secondo cui esistono dei “colpevoli”, peccatori che meritano di morire per il loro comportamento ed altri, vittime innocenti che invece meritano di sopravvivere.
    Questa approccio è completamente inutile nonché dannoso e sbagliato.
    Siamo tutti vittime, indipendentemente da come uno ci si infetta.
    Spesso neri e gay subiscono tale stigma, venendo licenziati se i datori di lavoro scoprono la loro condizione, costringendo le vittime a subire del mobbing a situazioni ancora più pericolose come silenzio e chiusura in se stessi, malattia mentale, suicidio, porre termine alle cure, ricerca di partner occasionali e rapporti a rischio con chiunque.
    Ultima ma non meno importante è diventare vittima di omofobia e razzismo da parte di esaltati “criminali”.
    L'aids non dà alcun rischio nei rapporti sociali, è anzi molto meno infettivo dell’ epatite o della sifilide, ma viene usato per additare una colpa.
    Avere l'aids non è una colpa in nessun caso, nessuno merita una discriminazione perché appartiene ad una categoria, sarebbe come dire che tutti i rom hanno i pidocchi, tutti gli ebrei sono malati, tutte le donne sono deboli.
    Si rischia di discriminare persone arrivando ad una silenziosa eliminazione della grande diversità di popoli presenti nel mondo, né più e né meno di quello che ha fatto Hitler nei lager nazisti.
    Ciò è profondamente sbagliato, nonché amorale e senza senso.
    Non esistono categorie a rischio, siamo tutti a rischio se non teniamo conto dei nostri comportamenti.

  • Fulvio
    Fulvio
    21 Gennaio 2011 at 20:27 |

    Credo sia evidente che l'informazione ultimamente è latitante, non se ne parla pìù, al contrario di prima c'è carenza di spot televisivi che propongano prevenzione o come in passato addirittura Film , tanto da far si che qualcuno pensi che il problema non esista più e questo porta all'ignoranza e al pericolo della diffusione .
    Basta leggere i dati e ci si rende conto di come il fenomeno sia tutt'altro che sparito , e in questo paese dovi si dà sempre più spazio a cose frivole non si fà una campagna seria di informazione e prevenzione , che a mio avviso è la cosa più sensata che una società civile e responsabile debba fare .
    Si pensa per assurdo che l'AIDS riguardi solo i gay o le popolazioni africane e invece non è assolutamente così , credo che ricordarlo sempre a tutti maggiormente ai giovani attraverso la scuola e una sana educazione sessuale sia fondamentale .
    Leggo nel web che ogni 12 secondi qualcuno viene infettato dal virus dell' hiv e la maggior parte non lo sa.In Italia ogni due ore una persona contrae il virus dell' hiv e sei persone su dieci lo scoprono solo quando la malattia è conclamata.Aumenta l'età media in cui si contrae l'infezione (39 anni per gli uomini e 35 per le donne) e in 8 casi su 10 il virus si trasmette per via sessuale.

    Una poesia di Giuseppe bellanca
    AIDS
    Spensierato
    felice ed incosciente
    si viaggia in questa vita
    senza mai pensare niente
    si va avanti per questa strada
    ricca di insidie e di tranelli
    Il cielo di colpo diventa buio, le
    nuvole si accavallano l'una
    sull'altra, una siringa raccoglie
    il sangue, un sorriso strafottente.
    Cosa c'è, no, non è possibile,
    sieropositivo.
    Un silenzio di tomba scende nel
    cuore, una lacrima scorre sul
    viso, una sensazione di morte
    mi attanaglia il corpo irrigidito
    dalla forte emozione di quella
    notizia inaspettata ma da tanti
    medici pubblicata.
    E adesso? Nessuno deve sapere,
    nessuno si avvicinerà più a me,
    la gente mi scansa, hanno paura.
    Ma, no.. no... non è così,
    restate con me, non faccio male a
    nessuno, non infetto nessuno.
    La gente continua la vita, felice
    ed incosciente senza curarsi mai
    di niente, ed un giorno si accorgerà
    che tutto finirà.

    Ciao Fulvio

  • Eleonora Viola
    Eleonora Viola
    21 Gennaio 2011 at 17:24 |

    Credo che al giorno d'oggi ci sia troppa ignoranza su un argomento così delicato; tale ignoranza forse è il motivo di questa diffusione della malattia. Se i media dedicherebbero il loro tempo a divulgare determinate notizie non ci sarebbero certe situazioni.

  • martano francesca
    martano francesca
    21 Gennaio 2011 at 10:57 |

    Credo che sia giusto indignarsi per l’indifferenza verso questi importanti temi.
    Ricordo che in prima superiore durante la prima lezione di Scienze il professore ci parlò proprio di questo: ci sensibilizzò.
    Ormai non possiamo più far vivere i nostri figli nell’ignoranza: vivono nella “società dell’informazione” basta andare su Google per avere risposte (spesso non idonee) a qualunque domanda.
    I genitori, i professori vengono rimpiazzati dal computer che è in grado di ascoltare domande piuttosto “imbarazzanti” e di dare risposte.
    Perché succede questo? Perché è più comodo. Nessuno arrossisce a “parlare” di sesso con un computer, non ci si sente giudicati!
    La filosofia della “ campana di vetro” non funziona più; essa crea solo ragazzi alienati che sono vissuti per anni in una realtà propria!
    Il sesso è ampiamente conosciuto e ci si avvicina ad esso sempre più precocemente. Il sogno di molti genitori di far restare i loro piccini “immacolati” il più a lungo possibile si è infranto: basta guardare un qualunque canale della TV per essere bombardati da sesso sesso e ancora sesso!
    Ciò che invece non compare mai, eccetto in riviste che in pochi leggono, è: “che cosa può succederti??”
    Il terrore più grande, ingenuamente, per un ragazzino/a è avere un figlio. E tutto il resto? Il famoso AIDS che da noi sembra sparito, le MST con tutti quei nomi strani.. essi vengono accantonati, come se non pensare al problema servisse a risolverlo!
    Dimentichiamo sempre che la via più normale per risolvere un problema è anche la migliore. Perché nascondere ai nostri figli ciò che li circonda invece di aiutarli a crescere? Perché è la via più logica, ma anche quella che richiede più sforzi da parte di genitori, insegnanti e addirittura da parte della società.
    Mamma e papà dovrebbero imparare a parlare con i propri figli di argomenti “delicati” e non sentirsi in imbarazzo: devono preparare i propri figli a ogni evenienza, devono responsabilizzarli! Non basta più il discorso “api e fiori”!
    La scuola dovrebbe garantire ore di educazione sessuale con esperti, non insegnanti a cui è imbarazzante chiedere qualunque cosa. Ogni ora dedicata alla sensibilizzazione dei ragazzi non può dirsi “sprecata”
    Infine la società, noi, dovremmo imparare a non catalogare i nostri simili in categorie negative: tossici, omosessuali, prostitute. Dovremmo cercare di comprendere cosa li ha spinti ad arrivare in quella situazione e non “marchiarli” come se l’AIDS per loro fosse una giusta punizione!
    Inoltre i mass media dovrebbero imparare a non trasmettere solo realtà fittizie in cui la vita è dipinta come idilliaca, farcita di successo, di soldi e dove nessuno sconta le conseguenze delle proprie azioni. La vita non è così!
    “SE HAI RAPPORTI NON PROTETTI TI ESPONI A UNA DECINA DI CONTAGI” questo sarà anche un messaggio poco invitante, ma almeno è reale.
    Quello di cui hanno bisogno i ragazzi oggi è di segnale di STOP: fermatevi un attimo, pensate alle conseguenze! Tuttavia, se nessuno li istruisce, li sensibilizza, li aiuta a crescere, essi si fermeranno solo quando sarà ormai troppo tardi.

  • Erica
    Erica
    20 Gennaio 2011 at 23:59 |

    Sicuramente è un analisi molto dettagliata,che descrive queste malattie con parole semplici e comprensibili da tutti.
    Queste malattie sessualmente trasmissibili (MTS) sono state un pò messe nel dimenticatoio, perchè non divulgando informazioni continue, e soprattutto dando informazioni non complete, abbiamo portato i giovani di oggi a pensare alle MST (come per esempio l'HIV), a malattie che hanno solo alcuni tipi di persone, come si faceva in passato senza poter progredire nella conoscenza di ciò che è la "verità" di questi virus.
    Tutto ciò è assolutamente sbagliato, soprattutto per i ragazzi che si stanno avvicinando all'età dell'adolescenza, perchè crescendo si troveranno ad esplorare un mondo nuovo "quello del sesso" senza però, conoscerne le relative e possibili conseguenze.
    Sarebbe perciò opportuno che la divulgazione di tali informazioni, sia più rafforzata, anche per abbattere l'ideologia del malato solo tossico o gay.

  • annalisa
    annalisa
    19 Gennaio 2011 at 20:38 |

    In questa nostra società,dedita all'esaltazione dell'apparire, rischiamo di accorgerci dei problemi sociali solo quando diventano personali, quando gli "altri" diventiamo noi. Potremmo quindi riformulare il suo quesito in "un problema negato?" perchè è la mancanza di presa di coscienza che ci limita nell'essere risolutivi. Abbiamo bisogno di informazione, cultura educativa per diventare uomini liberi da insane paure. Grazie, Annalisa

  • Lorenzo
    Lorenzo
    10 Gennaio 2011 at 21:18 |

    Analisi molto efficace e lucida di una malattia che attanaglia la nostra società, ma soprattutto i più deboli, in modo tragico. Raggruppare più malattie dietro una stessa campagna informativa/didattica è sicuramente un ottimo mezzo per far accrescere una coscienza vera nei confronti delle malattie, che come detto, sono fortemente sottovalutate e attribuiti sempre a chi c'è vicino. Inutile discutere di quanto sia importante garantire a tutti analisi cliniche, soprattutto far sapere ai giovani di queste opportunità. Il silenzio che circonda da qualche anno a questa parte l'AIDS (per non parlare di tutte le MST) è assordante, aggrediamo queste malattie con la cultura e l'informazione, uniche vere cure a questi mali!

    • Ludovica
      Ludovica
      23 Gennaio 2011 at 15:17 |

      In Italia oggi 150.000 di persone sono portatrici dell'Hiv,ed ogni anno,nonostante le nuove terapie abbiano ridotto la mortalità,si contano 2000 decessi.
      Dati sconvolgenti!
      Nonostante i mass media ci forniscono ad oggi una vasta informazione su questa "realtà",e nonostante la ricerca si andata avanti e si è oggi a conoscenza dei molti rischi di contagio di queste malattie..non ci siamo ancora resi conto del vero grande problema che ci circonda..preferiamo rimanere distanti da tutto questo,vivere in una nostra realta,pensando che tanto a noi non possa accadere nulla.
      Viviamo quindi nell'indifferenza più totale!
      Ci si accorge del problema,solo quando entra nelle nostre case e ci "travolge" in prima persona!!!
      Allora lì è sempre troppo tardi!

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