Dic24

Natale 2018: "Caro Gesù portami in dono la virtù della pazienza…"

Natale 2018:

Caro Gesù Bambino…

Era così che da bambini iniziavamo la nostra letterina di Natale.

Al tempo metterci dentro Babbo Natale ci avrebbe tirato addosso le ire funeste della maestra (all'epoca splendidamente unica) e delle nostre nonne, un pò più curve e segnate dagli anni, ma probabilmente più sagge di quelle di adesso.

Ed allora ci rivolgevamo a Lui, convinti, come solo i bambini sono capaci di essere, che Gesù sarebbe davvero venuto a portarci il dono che sognavamo. Un solo regalo, non come oggi che ne arrivano talmente tanti che alla fine i bambini sono più confusi che contenti…

Tutto del resto era più sobrio, contenuto, e il Natale era davvero Natale.

Forse oggi solo il cuore dei bambini può ancora comprendere sino in fondo il senso del Natale.

E quindi, oggi come allora, provo a rivolgermi a Lui…

"Caro Gesù Bambino,

non so davvero cosa chiederti quest'anno…e non so neanche se ho ancora il diritto di farlo.

E’ davvero un mondo povero quello che si prepara ad accoglierti.

Ma è una povertà diversa da quella virtuosa che Maria e Giuseppe ci hanno insegnato quella notte, andando a partorire il più grande miracolo della storia dell’uomo in una vecchia mangiatoia.

E' un povertà più brutta, più angosciante, che uccide i cuori e le anime.

E' la povertà di chi non sa più donare, di chi non conosce il significato profondo dell'incontro, di chi non sa più accogliere, di chi ha perduto il senso, il valore profondo della propria esistenza.

E' la povertà di governi iniqui e disumani, di ingiustizie quotidiane, di potenti avidi e bramosi.

E' la povertà di chi è condannato a vagare tra le pagine della Storia, senza avere più il coraggio e la voglia di cambiarla.

E' un mondo, questo, che non ci piace più.

E allora, caro Gesù, se ancora posso chiederti un regalo, portami in dono la virtù della pazienza…

La pazienza di un giorno di tempesta, in attesa dell'arcobaleno… della sentinella, sola nel buio, in attesa dell'aurora…

La pazienza di aspettare il tempo del raccolto, perché oggi è ancora necessaria la fatica della semina.

La pazienza di ascoltare il cuore dell’altro, anche quando per farlo devo fare silenzio e rinunciare ad ascoltare me stesso.

La pazienza del cammino, della stanchezza sulle salite, dell’incertezza dei bivi, il caldo del sole ed il freddo abbraccio della pioggia, la carezza del vento ed il profumo dei fiori di campo

La pazienza di accogliere…non di accettare, sopportare, assistere… di accogliere la diversità dell’altro come unica possibilità di completare la mia diversità.

La pazienza di sognare, costruendo passo dopo passo un futuro diverso per questa terra martoriata

La pazienza di contare i giorni che passano, accettando lo scorrere delle stagioni come tempo donato e non come tempo perduto.

La pazienza delle piccole cose, i colori di un tramonto, il sorriso di un bambino, la tenerezza di un amore, il mormorio delle onde ed il sussurro del vento tra i rami.

La pazienza di amare, sempre e comunque, perché amando è ancora possibile costruire.

Insomma Signore, donami la Tua pazienza… quella che ancora oggi, nonostante tutto, mostri verso me, che giungo povero e stanco alla mangiatoia, come i pastori quella notte, senza nulla da offrirti se non le mie fragilità.

Buon Natale"

Luciano Squillaci - Presidente FICT

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