Set19

Quando i limiti virtuali diventano drammaticamente limiti reali.

Luciano Squillaci, Presidente della FICT: "Gli adulti tornino a svolgere il proprio ruolo di educatori. "Connettiamoci" alla sfera emotiva dei nostri figli"

Quando i limiti virtuali diventano drammaticamente limiti reali.
È normale che i ragazzi, gli adolescenti, sfidino i propri limiti, che si misurino. È un fatto fisiologico che fa parte della crescita, che ha fatto crescere tutti noi. Ma gli adulti erano presenti, erano lì, così come il mondo era unico: senza distinzioni tra reale e virtuale. La percezione del rischio era immediata, chiara, concreta: si poteva toccare con mano.
Oggi purtroppo l’assenza degli adulti, e, a volte, paradossalmente l’eccessiva protezione, rendono più difficile distinguere il rischio reale da quello virtuale.
Nei videogiochi, nelle vite parallele, sui social, è facile risorgere: persa una vita, basta riavviare e ce n’è sempre un’altra di riserva. Ma quando il limite virtuale si confonde con quello reale, come drammaticamente successo su quel maledetto tetto del centro commerciale o dietro la porta chiusa della stanza di Igor, allora la tragedia diventa terribilmente concreta. E a volte questa confusione è determinata proprio da noi adulti, che per le nostre paure, per eccesso di protezione, accettiamo di vedere i nostri figli perduti per giornate intere nei loro videogiochi o smartphone, credendo di averli così sotto controllo, senza renderci conto che dietro quegli schermi loro girano non uno, ma mille mondi!
Ci illudiamo di vivere vite normali mentre intrecciamo relazioni virtuali dove tutto è possibile, dove ci si sente "onnipotenti" perché si comunica senza i limiti dello spazio e del tempo, senza alcun investimento emotivo nel confronto concreto con l'altro.
E non esiste ricetta. Criminalizzare la tecnologia, negare l’uso dei social o dei videogiochi, non conduce a nulla.
L’unica possibilità che abbiamo è di tornare a svolgere il nostro ruolo di educatori, non di amici o “protettori”, ma di educatori, "connettendoci" alla sfera emotiva dei nostri figli.
I fatti accaduti in questi giorni sono altrettanti schiaffi al mondo degli adulti, alle nostre incapacità e alle nostre inadeguatezze. Ma resteranno tragedie senza senso se non riusciamo a farci interpellare da queste chiamate, da queste drammatiche grida di aiuto.
Senza pensare, come purtroppo spesso facciamo, che a noi queste cose non potranno mai capitare, non ai nostri figli. Sappiamo bene che non è vero..."
Elisabetta Piccioni
Ufficio Stampa FICT - email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

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