Ott30

Il Ceis di Reggio Emilia aderisce alla Campagna "A scuola nessuno è straniero: ognuno nasce cittadino"

Il Ceis è tra i primi firmatari della campagna

Il Ceis di Reggio Emilia aderisce alla Campagna

Don Giuseppe Dossetti, Presidente del Centro di Solidarietà di Reggio Emilia, commentando la Ius soli, afferma: "La mia esperienza dice che non dobbiamo avere paura di questa legge. La ragione principale è la fiducia che ho nella nostra storia e nella nostra cultura. Il miglior contributo alla nostra sicurezza è la condivisione dei nostri valori da parte di queste famiglie, che arrivano da situazioni di guerra e di povertà e sono quindi in grado di misurare la differenza. Io vedo la facilità con la quale i bambini nati in famiglie straniere si inseriscono nei gruppi dei nostri ragazzi: essi saranno i nostri migliori alleati. Teniamo presente anche che abbiamo bisogno di “ambasciatori” verso i paesi dell’Est Europa, dell’Africa e dell’Asia. Ne hanno bisogno le nostre aziende, il nostro sistema formativo, le politiche di collaborazione internazionale. I ragazzi di doppia cultura potranno esserlo. L’unità globale del mondo è un fatto irreversibile. Si tratta di gestirlo con intelligenza e coraggio. "

Primi firmatari: Acli, Anolf, Anpi, Arci, Auser, Caritas Diocesana, CEIS, CMD - Centro Missionario Diocesano, Centro sociale Papa Giovanni XXIII, CGIL, CISL, CISV, Comune di Reggio Emilia, Coop. Soc. Dimora d'Abramo, Coop. Soc. Madre Teresa, FILEF, Fondazione Mondoinsieme, Forum Terzo Settore, Libera, Istituto Cervi, Italiani senza cittadinanza, Migrantes, RTM - Volontari nel Mondo

A SCUOLA NESSUNO È STRANIERO: OGNI BAMBINO NASCE CITTADINO

RIFORMA LEGGE SULLA CITTADINANZA SUBITO!

Ancora oggi più di un milione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri, continuano a vedersi esclusi dalla cittadinanza italiana, nonostante italiani si sentano a tutti gli effetti.

Riscontrare ancora un orientamento contrario a questo provvedimento è il frutto di una inopportuna e scorretta sovrapposizione tra due temi distinti: il riconoscimento della cittadinanza a chi già vive in Italia e l’accoglienza ai richiedenti asilo.

Una società che abbia paura di riconoscere i diritti fondamentali ai bambini e agli adolescenti è una società ingiusta, che fa pagare il prezzo delle proprie contraddizioni ai più piccoli, a chi non ha strumenti per difendersi.

Allo stato attuale è in vigore la legge sulla cittadinanza del 1992 che aderisce allo Ius Sanguinis, cioè un bambino nato da genitori italiani è considerato italiano. La cittadinanza può essere richiesta anche dagli stranieri che risiedono in Italia da almeno dieci anni e la si può ottenere anche tramite il matrimonio con chi ne è già in possesso.

La riforma della legge sulla cittadinanza italiana (ferma da un anno e mezzo in Senato) consentirebbe di ottenere la cittadinanza tramite altre modalità.

Quale esito della campagna “L’Italia sono anche Io” e grazie alle mobilitazioni nazionali portate avanti dal movimento #italianisenzacittadinanza, composto dai diretti interessati, il Disegno di Legge, che prevede l'approvazione dei cosiddetti Ius Soli Temperato e Ius Culturae, è a tutti gli effetti un passo in avanti importante nel cammino di civiltà che questo Paese ha intrapreso e non va disatteso. L'approvazione definitiva della legge permetterebbe di allinearci ad altri paesi europei come la Francia, la Germania e la Gran Bretagna.

In particolare lo Ius Culturae, che assegna il diritto di cittadinanza su richiesta del genitore del minore che abbia frequentato almeno un intero ciclo scolastico in Italia, conferisce un valore particolarmente propositivo all’azione della scuola di ogni ordine e grado. Il sistema dell’educazione nel nostro paese è accogliente e, da anni, nessun bambino nella scuola italiana è straniero; anzi, è a casa propria.

Migliaia di ragazzi nati in Italia da famiglie di origine straniera ogni giorno frequentano le nostre scuole, crescono coi ragazzi italiani, parlano l'italiano, sognano di poter contribuire allo sviluppo e al progresso del proprio Paese. Sono il futuro del nostro mondo e del nostro Paese. Ma sono anche, purtroppo, ancora oggi, invisibili: ragazzi senza diritti, senza cittadinanza, cui una legislazione, ormai fuori dal tempo, nega opportunità e occasioni, sino al compimento del 18esimo anno di età.

Lo Ius Soli Temperato permetterebbe, d'altro canto, il riconoscimento della cittadinanza a quei bambini nati in Italia che abbiano almeno uno dei due genitori legalmente residente nel nostro paese da almeno 5 anni.

L'iter di approvazione della legge sulla cittadinanza va rimesso in carreggiata e alle rassicurazioni del Governo è bene accompagnare una nuova stagione di impegno e mobilitazione.

È tempo di rimettersi in movimento e che si torni a parlare nelle scuole, nelle piazze, nei bar, nei circoli, nelle palestre del perché è giusto, buono e vantaggioso avere una degna Legge sulla cittadinanza.

Riconoscere la cittadinanza a questi bambini e a questi ragazzi che sono già tra noi, sono i compagni di banco dei nostri figli, è un gesto lungimirante: non toglie alcuna opportunità a nessun altro, ma prepara un futuro migliore per l’intero Paese, creando condizioni di maggiore uguaglianza, di maggiore giustizia, di maggior sicurezza per tutti.

A settembre non ricominciano solo le scuole, a settembre si riparte da Reggio Emilia per lo Ius Culturae e lo Ius Soli perché A SCUOLA NESSUNO È STRANIERO.

#iusculturae è la scuola italiana

#iusculturae è quando in un Paese nessuno è straniero, come a scuola

#iusculturae vuol dire imparare a vivere e a lavorare insieme

#iusculturae è parlare insieme una stessa lingua

#iusculturae è quando si è amici, non nemici

#iusculturae è quando non si ha paura dei bambini e dei ragazzi

#iusculturae è vivere qui e ora insieme

#iusculturae vuol dire rispettare la storia e la dignità di ogni persona

#iusculturae è stare bene insieme

Ius culturae è studiare Pirandello e Montale e trovarsi con uguali opportunità dopo la maturità

Ius culturae è andare in gita insieme senza pensieri e senza doversi trovare a rimanere giù da un volo con i tuoi compagni di classe in gita a Londra

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