Ago24

"Arrivederci Don Egidio, e che il Signore ti accolga nella gloria dei giusti"

Un ricordo di Luciano Squillaci - Presidente FICT

Carissimo don Egidio, stavolta credo che sia davvero l’ultima lettera che ti scrivo.

Alla fine sei tornato alla casa dal Padre…

Sembra impossibile che non ci sei più. L’ultima volta che sono stato da te è stato poco più di un mese fa, a luglio.

Ricordi? Sono venuto a Civitavecchia con tutto il Consiglio della FICT, poco dopo la nostra due giorni a Roma. Ci tenevi tanto a questi momenti di incontro, credevi moltissimo nella Federazione, che hai fondato e di cui sei stato Presidente per tanti anni. Mi hai sempre detto che per te era e doveva rimanere garanzia dei valori di riferimento di “Progetto Uomo”, prima ancora che strumento di rappresentanza politica. Per me, che dopo anni ho raccolto il tuo testimone alla guida della FICT, eri un riferimento sicuro e costante. Un “consigliere” sempre presente.

Per questo con grande gioia siamo venuti a trovarti a casa tua, al Ponte, nel tuo Centro, ancora non immaginando che sarebbe stato l’incontro più triste.

Già sapevi che di lì a poco saresti dovuto andare via, e ce lo hai comunicato con la solita semplicità e schiettezza, senza giri di parole. Non eri preoccupato per te. L’unico tuo pensiero era per il Centro, per i ragazzi della comunità, per le famiglie, per i tuoi operatori e per i volontari del Ponte.

Ed era una preoccupazione che affrontavi come sempre avevi fatto nella tua vita, con concretezza e determinazione. Certo tu non eri tipo da stare ad aspettare inerte gli eventi.

Appena saputo che il tuo cammino terreno volgeva verso il tramonto, in pochissimi giorni hai moltiplicato gli incontri con operatori e volontari, hai responsabilizzato il tuo consiglio, parlato con i ragazzi, con le famiglie, con il Vescovo.

Del resto carissimo Don Egidio tu eri questo: semplice, diretto e soprattutto concreto.

Una concretezza imparata dalla gente che soffre: chi ha bisogno non si aiuta con la filosofia e con le parole, ma con la determinazione di un buon padre.

Sei stato il padre di tutti, e da buon padre di famiglia ti sei preoccupato di lasciare i tuoi in buone mani. E per te “buone mani” significa soprattutto garantire la continuità dei valori di fondo del Centro, la centralità del volontariato e della gratuità, il rispetto senza riserve per la dignità di ogni persona, unica ed insostituibile, la certezza che ogni ragazzo che bussa alle porte del Centro è un dono di Dio e come tale va custodito e difeso.

Eri davvero orgoglioso del tuo Ponte. Giustamente orgoglioso. Ma non solo per i tanti progetti che riesce a realizzare, né per la competenza e la capacità con la quale porta avanti da più di 40 anni la sua battaglia per la vita.

Eri orgoglioso per lo stile con il quale Il Ponte si propone sul territorio, eri orgoglioso del fatto che il tuo Centro è la dimostrazione di come sia possibile far convivere nella stessa esperienza i valori più profondi di “Progetto Uomo”, del dono e del volontariato, con la qualità del servizio reso e la professionalità degli operatori. “Chi lavora nei nostri Centri” ci ricordavi in ogni occasione “non può pensare di fare un lavoro come tutti gli altri”.

Ricordi? Qualche tempo fa, in una delle altre lettere, ti ho scritto “Negli anni sei riuscito a costruire un piccolo, grande gioiello, di rara bellezza. Nel panorama della Federazione, ma lasciati dire da un buon conoscitore del mondo del Terzo Settore, nel panorama nazionale, sono poche le realtà che riescono a coniugare una corretta amministrazione con i valori dell’accoglienza e del rispetto della dignità di ogni persona.”

E ci credevi, prima di tutto tu, testimoniandolo quotidianamente con la tua vita, senza risparmiarti mai, neanche quando gli acciacchi degli ultimi anni avevano reso ancora più faticoso il tuo impegno.

Eri un prete, prima di tutto un prete, ed avevi scelto, per vocazione, di esserlo incarnando in te il verbo evangelico “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”

Sei sempre stato in prima linea. Con la tua semplicità disarmante e la tua concretezza che dissimulavano una grandezza ed una profondità di spirito straordinaria.

Ed è tutto questo che ci mancherà nei prossimi anni.

Da ieri ci sentiamo tutti più soli e più poveri, anche se abbiamo la certezza che da lassù continuerai a vegliare sul Ponte e sulla nostra Federazione.

Arrivederci allora Don Egidio, e che il Signore ti accolga nella gloria dei giusti, dove certamente ti staranno aspettando da tempo i tanti poveri che hai sempre servito.

di Luciano Squillaci - Presidente FICT

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