Apr04

La storia di Anna, ad occhi chiusi verso il Paratriathlon 2017

La storia di Anna, ad occhi chiusi verso il Paratriathlon 2017

“La mia è una storia semplice: una ragazza “comune” che ha dovuto affrontare un imprevisto “non comune”. All'improvviso mi sono trovata al buio, avvolta da paura e incertezze. Ma non sono crollata, ho ripreso in mano i pezzi della mia vita e li ho rimessi insieme. Una sfida quotidiana: ho imparato, da non vedente, a usare il cellulare e il computer, ho imparato a leggere il braille e, pur laureata in ingegneria, ho intrapreso un corso di studi ad indirizzo teologico per continuare il percorso di fede iniziato da adolescente. Poi, spinta da mio padre, ho incontrato lo sport e sono letteralmente rinata”.

Classe 1985, atleta reggina pronta ad una nuova sfida: inizia così la mia chiacchierata con Anna Barbaro, in una giornata di sole mentre – con l’inseparabile Nora, il cane-guida che non la lascia un attimo – passeggiamo verso la via marina di Reggio. Tuta da ginnastica e un pensiero fisso: gli allenamenti per il Paratriathlon 2017 e la campagna di crowdfunding per finanziare le trasferte e l’acquisto del materiale tecnico. Un budget elevato, poiché le discipline sono tre: nuoto, bici e corsa. Anna è un’atleta e il suo medagliere è molto ricco: vince numerosissime competizioni sia a livello regionale sia nazionale e compie più volte la traversata dello Stretto di Messina diventando la prima non vedente a cimentarsi in questa impresa. Una campionessa che porta alto il nome della sua terra. “Non ho sponsor – mi spiega – per questo chiedo il sostegno di tutti. Vorrei che il mio sponsor fossero le persone per bene, quelle che decidono di scommettere su di me perché in me vogliono credere. Vorrei stringere una medaglia, salire su un podio, nuotare, correre, pedalare, sapendo che a sostenermi c’è la mia terra”.

Sorriso contagioso, voce allegra, disinvolta e sicura di sé: Anna vive al buio, ma la sua energia emana luce. Camminiamo, poi sedute su una panchina all’ombra di un albero, ripercorriamo la sua vita.

È il giugno 2010, Anna inizia a perdere la vista, diventa ipovedente nel giro di 3 mesi e in 6 mesi la luce si spegne del tutto: diventa non vedente, anche lei come le persone a cui dava assistenza durante il servizio civile prestato presso l’ANPVI: “La vita è strana – mi dice – quelli che io in passato avevo aiutato, mi hanno accompagnato passo dopo passo in questa nuova vita”. I momenti di sconforto, la rabbia, il disorientamento per quel vivere in una dimensione ancora sconosciuta: “Ho sempre creduto in Dio. Con lui mi sono sfogata, arrabbiata, indignata. Ci ho litigato, e poi abbiamo fatto pace. A Lui mi aggrappo, il nostro rapporto è profondamente cresciuto”. Gli studi in teologia, dopo aver conseguito la laurea ad Ingegneria. L’insegnamento. Anna non si ferma, e grazie a suo padre si avvicina al mondo dello sport, scoprendo una nuova irrefrenabile passione che la porta ad ottenere risultati importanti. Prima il nuoto, che la aiuta ad acquistare più padronanza del suo corpo, migliorando la percezione della dimensione e dell’equilibrio, grazie al suo allenatore Giuseppe Laface e alla prima società la Asved con Noi RC che ha iniziato a credere in lei: “La piscina… Non dimenticherò mai la prima volta in acqua, quella sensazione di libertà e di riscoperta dei sensi. Lì ho capito di potercela fare”. Poi, grazie al Team14, l’atletica e il ciclismo: Anna si allena, è determinata a crescere. Scopre la pratica del paraTriathlon: nuota, corre, pedala. E vince. “Via il pietismo, ci faccio i conti ogni giorno. E non mi piace affatto. Chi mi sostiene lo deve fare perché crede in me come sportiva, al di là di tutto”.

Chiacchieriamo un po’ di tutto, mentre ci incamminiamo verso la fermata dell’autobus: “All’inizio non avrei mai pensato di poter raggiungere questa autonomia. Ma a limitarci non sono gli handicap, piuttosto le paure con cui combattiamo ogni giorno”. Camminiamo e, con Nora sempre un passo avanti a noi, facciamo lo slalom tra le buche, le strisce pedonali messe un po’ a caso e le barriere architettoniche. Poi l’atteggiamento strano della gente, che non sa mai come comportarsi: “Mi vengono addosso per aiutarmi o mi evitano del tutto. Molti fanno fatica a capire che anche in questa dimensione si può essere normali”; e la fatica per provare a costruire qualcosa, nonostante tutto: “Ho pensato di andarmene, forse in altre città avrei meno ostacoli da superare. Ma non mi va, è troppo importante quello che stiamo facendo qui”.

Al di là dei finanziamenti (quali?) e dei patrocini (sempre gratuiti) Anna sta incontrando tanta generosità e sostenitori inaspettati: “E’ una continua sorpresa e sapere che ho l’appoggio vero e incondizionato di tante realtà mi rende orgogliosa”. Ma la strada è lunga, il tempo è poco e le gare si avvicinano. Anna alle parole preferisce l’azione. E’ abituata a faticare per raggiungere gli obiettivi, senza girarci troppo attorno. Superando i limiti, “quelle paure con cui combattiamo ogni giorno” e facendo i conti con la realtà, “chè lamentarsi è inutile, ti fa solo perdere tempo”. Il tempo vola, l’autobus arriva, Anna ha altri mille impegni. Le sue giornate sono così, dense e appassionate. E allora pacca sulla spalla, saluto veloce e poi via… di corsa ovviamente.

di Valeria Guarniera

fonte: Oltre la notizia

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