Dic23

Natale 2016 - "Il berger: un povero lo riconosci subito..."

Natale 2016 -

C'è un personaggio, Gesù, nel tuo presepe...

Non è messo bene, anzi direi che è davvero in male arnese. Eppure lo trovo sempre in ogni presepe...

Solitamente è un vecchio, in ogni caso povero, con i vestiti rattoppati, il gilè di lanaccia aperto ed i pantaloni troppi corti. Si trova davanti alla tua mangiatoia, con il cappello in mano, mentre guarda rapito il miracolo della vita...

Mi dicono che sia un personaggio che appartiene alla tradizione del presepe provenzale. In Francia lo chiamano "le Berger au chapeau", il pastore con il cappello, il povero, ma lo puoi trovare sotto diverse forme in tutti i presepi del mondo, perché i poveri non hanno né colore né cittadinanza.

E come tutti i poveri, non avendo nulla da portare in dono al bimbo appena nato, non può fare altro che tenere in mano il proprio cappello...

Immagino la scena, come chissà quante volte si ripete in tutti i villaggi del mondo.

Un evento straordinario, un momento di festa, luci e musica. Tutto il paese si desta, tutti corrono, nessuno vuole mancare all'evento mondano dell'anno. Ma davvero? Gesù? Il Messia, il figlio di Dio, il Salvatore? E nasce proprio qui?

In questo villaggio di periferia...e quando ci ricapita una cosa del genere...

E tutti a correre, presi dalla frenesia della festa. Tutti a ricercare negli armadi i vestiti migliori, imbellettati e cotonati. Mica possiamo fare brutta figura...

E sbrighiamoci, vediamo cosa dobbiamo regalare.

Un formaggio?! Ma sei scemo? Mi hanno detto che quel bambino sarà Re, e tu ti presenti con un formaggio?! Forza prendi quel cesto e metti dentro tutto quello che trovi in casa. Hai visto mai che un domani ci possa tornare utile...a buon rendere mio caro, a buon rendere...

E a poco a poco il villaggio prende vita. E davanti alla mangiatoia, quella stessa dove Maria ha trovato rifugio quando nessuno le ha voluto aprire la sua porta, d'un tratto arrivano tutti, ma proprio tutti.

Ed immagino che i primi ad arrivare siano stati propri i notabili del villaggio. Magari lo stesso albergatore che ha lasciato Maria e Giuseppe fuori al gelo della notte, forse accompagnato dall'avvocato che ha sostenuto la buona causa di chi non voleva scandali nel proprio albergo, ed insieme a loro certamente il sindaco, con banda e fanfara, e tutto il consiglio comunale, ed il farmacista, il sacerdote, e perché no anche il calzolaio, l'oste ed il panettiere...tutti, ma proprio tutti vogliono rendere omaggio al futuro Re.

E chi se lo perde lo spettacolo...

Pensa… dicono che arriveranno anche altri Re, da tutte le parti del mondo, da Oriente e da Occidente. Ma per quelli occorrerà attendere ancora qualche giorno. Intanto siamo noi i protagonisti... A dire il vero pare che Erode non l'abbia presa molto bene, stiamo attenti quindi. Facciamoci presenti al bambino, ma senza comprometterci troppo... Hai visto mai che Erode abbia ad arrabbiarsi.

È così che mi immagino il villaggio, perché in fondo Betlemme non è così diversa da tutte le nostre città...

E come in tutte le nostre città, arriva anche il pastore povero, il Berger, quello che non ha nulla da dare, nulla da portare, a parte il suo cappello...

E magari arriva davanti alla mangiatoia senza capire perché, seguendo semplicemente la folla, sperando forse di poter raccogliere qualche briciola dalla tavola dei padroni...del resto è festa, e si sa, quando è festa i ricchi sono sempre un po' più buoni.

Certo il Berger è come tutti i poveri, non è migliore né peggiore. È fastidioso, perché la sua sola presenza rovina la festa, e poi puzza...perché, come tutti sanno, la fame puzza...

E immagino il borbottio sdegnato della gente bene del villaggio quando il Berger è arrivato. Ed il tentativo più o meno diretto di metterlo da parte, di toglierlo da quella bella foto di famiglia!

Del resto che male c'è se il Berger aspetta più in là...appena finito qualcosa si troverà da dare anche a lui.

Chissà chi sarà stato il primo a dirglielo? Tutti conoscono il Berger...magari solitamente lo ignorano, ma tutti sanno chi è: un povero lo riconosci subito...

Qualcuno lo avrà preso di petto... Vai via! Spostati da qui, non vedi che togli spazio a noi!

Oppure, come spesso accade, lo avranno messo da parte con diplomazia, in modo quasi naturale. Del resto è Natale.... Ma no povero Berger, il tuo posto non è qui. Aspettaci lì, alla mensa della Caritas, sulle scale di quella chiesa, in quel centro di accoglienza...del resto ci vuole un po' di ordine, accidenti!

Ogni personaggio deve avere la sua giusta collocazione nel presepe della nostra vita! Sono queste le nostre sicurezze...

È così...quante volte, ogni giorno, nascondiamo la polvere di miseria che insozza le strade sotto il tappeto della nostra gelida indifferenza...

Quante volte mettiamo il Berger da parte? Lo rimandiamo nelle retrovie, lo sistemiamo al suo posto, che non può essere uguale al nostro...del resto che male c'è?

Una cosa è lavare le nostre coscienze con un pò di “beneficenza a distanza”, e per i più coraggiosi persino con qualche ora di volontariato, altra cosa è condividere con i Berger che incontriamo sul nostro cammino, pezzi reali della nostra vita...

Abbiamo la percezione diffusa che povertà ed esclusione siano malattie particolarmente infettive...

Eppure mi piace pensare che stavolta sia andata diversamente...

Ed è bello credere, caro Gesù, che sia stata proprio la tua mamma ad intervenire.

Del resto chi meglio di una mamma può comprendere il senso di smarrimento che alberga nel cuore di un figlio escluso, e chi meglio di una donna può capire il dolore sordo dell'ingiustizia sociale?

Chissà, forse è stata proprio Maria a posare il suo sguardo consolatore sul Berger quella notte.

E come accade solo nei momenti magici, ad un tratto sarà sembrato come se tutto si fosse fermato, tutto fosse scomparso. Il Sindaco con la banda e la fanfara, il farmacista e l'avvocato, il calzolaio e perché no, anche il Sacerdote. Tutti scomparsi, con la loro bontà stereotipata, con il loro rispetto ipocrita, con i loro doni vuoti.

Solo lui, il povero, l'escluso, l'immigrato, il “tossico”, il “disabile”, il vecchio, con quella donna straordinaria, capace con un "eccomi" di andare contro tutte le usanze della sua gente, capace per amore di sfidare il giudizio, le maldicenze, le cattiverie, capace come mamma di piangere il suo figlio inchiodato sulla croce...

Forse Maria lo avrà detto chiaramente a tutti i notabili del paese "lasciatelo in pace, è qui con me il suo posto, davanti ad ognuno di voi..."

Oppure, come mi piace immaginare, a Lei non sono servite parole...Maria non è donna di "parole", è donna di sguardi, di sorrisi, di dolcezza... Ed anche stavolta sarà bastato questo: uno sguardo pieno di compassione, un sorriso dolce, appena accennato, ed ecco che il Berger, l'ultimo, è divenuto davvero il primo di fronte alla luce abbagliante di quel bambino straordinario.

Quanti sono i Berger di tutto il mondo, quelli che stanno agli angoli delle strade, quelli che guardiamo distrattamente nelle nostre giornate piene, che tendono la mano per ricevere in monetine il prezzo delle nostre coscienze, quelli che affrontano il mare e la morte alla ricerca di una vita diversa, quelli che si sono giocati anche la propria dignità in una sala slot, quelli che giunti al termine della loro vita si trovano soli in un letto di morte, quelli che hanno l'unico torto di essere nati nelle periferie, nei quartieri dormitorio, nei ghetti maleodoranti di città fasulle, escludenti e disattente.

E quante volte i Berger sono stati costretti a togliersi il cappello davanti ai potenti di questa terra. Non un gesto di rispetto, ma di sottomissione, scarti dimenticati di una società troppo piena di altro...

Ma quella notte non è andata così. Quel Berger si è tolto il cappello, l'unica cosa che aveva, offrendolo per amore in umiltà davanti alla mangiatoia.

Ed è in quel cappello, sporco, strappato, bisunto, trovato chissà dove e già usato da chissà chi, rivedo me stesso con le mie sicurezze di cartone ed il mio buonismo a basso costo...e prego il Signore, in questo Natale, perché conceda ad ognuno di noi, nel momento in cui ci presenteremo davanti a Lui, di avere un Berger che ci tenga in mano guardando estasiato il mistero della salvezza...

di avv. Luciano Squillaci - Presidente FICT

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